I terribili pesci di Marco “Will” Villa

Nel campo dell'arte si dice che difficilmente da un grande maestro possa nascere un nuovo importante artista. Forse l'idea nacque nel periodo del Romanticismo ed era collegata alla tesi che “genio si nasce non si diventa”, come affermava lo scrittore francese Alexandre Dumas1. Gli artisti del romanticismo pensavano che l’ispirazione che muove il creatore sia interna all'essere umano e non possa essere appresa attraverso la tecnica, l'esperienza o un percorso di bottega.

Da un punto di vista probabilistico potrebbe essere così ma, se analizziamo la Storia dell'Arte, troviamo moltissimi casi che dimostrano il contrario. Ci sono eccellenti artisti che sono diventati pari o più importanti dei loro padri, affermati professionisti. Pensiamo ad esempio a Nicola Pisano2, grande scultore del 1.300 e realizzatore, tra le molteplici opere, dei pulpiti del Battistero di Pisa e del Duomo di Siena. Il figlio Giovanni3 realizzatore del pulpito della chiesa di Sant'Andrea di Pistoia, ne elaborò la tecnica e le forme verso le nuove correnti umanistiche.

Oppure Pieter Bruegel4, detto il “Vecchio”, autore di capolavori celebri come “La torre di Babele”, “I cacciatori nella neve” e “Proverbi fiamminghi”. È generalmente indicato come il Vecchio per distinguerlo dal figlio primogenito, Pieter Bruegel il “Giovane” e dal secondogenito Jan Bruegel il Vecchio che seguirono le orme paterne, così come fece anche il nipote Jan Bruegel il Giovane. Evidentemente i suoi quadri affollati di miriadi di bizzarri personaggi, che ci affascinano ancora oggi, avevano fortemente influenzato la fantasia e l'estro creativo dei piccoli che ebbero la fortuna di frequentare il suo studio. Quanto Jacovitti5 si sarà ispirato ai suoi dettagliatissimi dipinti?

Continuando il nostro rapido viaggio nella Storia dell’Arte troviamo Tintoretto6, uno dei massimi artisti del tonalismo Veneto e del Manierismo di fine cinquecento, che fu affiancato nella sua bottega dai figli Domenico e Marietta che ne continuarono l'attività anche dopo la sua morte.

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Anche nel campo del fumetto troviamo eccellenti esempi di grandi illustratori, i cui figli hanno seguito le orme paterne. Enrique Breccia7 è figlio del grande Alberto Breccia8, considerato il re del fumetto. Bellissima la sua interpretazione del ranger bonelliano sul Texone n. 31 intitolato “Capitan Jack9. Fra i disegnatori di supereroi americani eccellono due matite che portano lo stesso nome: John Romita Senior e John Romita Jr. Spostiamoci di continente e troviamo il figlio di Hayao Miyazaki10, Gorō Miyazaki11, che ha iniziato a lavorare nello studio Ghibli del padre, collaborando ad alcune delle sue leggendarie pellicole come “I racconti di Terramare”, “La collina dei papaveri”, la serie TV in 3D “Ronja, la figlia del bandito” (2014) e il film in CGI “Earwig e la strega”. Con il passare degli anni e l'avvio di progetti personali distanti dallo stile classico del padre (come l'uso della computer grafica), Gorō si è ritagliato un'identità autonoma all'interno dello studio.

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Tutto questo preambolo per avvalorare la nostra tesi e stendere un tappeto rosso a un giovane autore che merita tutta la nostra attenzione e il nostro plauso. Ovvero il disegnatore a cui è dedicato questo articolo: Marco “Will” Villa12, erede del più e più volte apprezzato Claudio Villa13.

Villa padre ha sviluppato il suo segno fin dall'inizio in casa Bonelli, divenendo un’icona del western italiano, degno successore del grande Aurelio Galeppini14, inventore grafico del nostro eroe del Texas. Claudio villa è oggi uno dei più amati disegnatori del nostro paese e punto di riferimento per tutti i disegnatori di Tex (e non solo).

Marco, dopo aver studiato al Liceo Artistico "Medardo Rosso" di Lecco (dove conosce gli autori Davide Barzi e Sergio Gerasi), si forma grazie agli spunti della bottega del padre ma, fin da subito, vuole dimostrare le proprie capacità nonostante il cognome particolarmente “pesante” nell’ambiente del fumetto. Esordisce editorialmente nel 2013 con il volume edito da Renoir “Unico indizio le scarpe da tennis”, scritto da Davide Barzi. Un particolare omaggio al cantautore milanese Enzo Jannacci. In seguito disegna storie per le due collane “Don Camillo a fumetti” e “Padre Brown”. Entra a far parte dei disegnatori della Sergio Bonelli Editore nel 2016 con l’albo fuori serie di Dampyr intitolato “L’emblema del Drago”, storia scritta da Giorgio Giusfredi per la fiera del fumetto Riminicomix. Nel 2020 viene pubblicato “I Vampiri di Mompracem“ di Dampyr, su testi di Mauro Boselli. In seguito le matite di “Will” passano al mondo di Zagor.

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Proprio per lo Spirito con la scure ci regala una eccellente prova sui numeri della serie regolare attualmente in edicola. La vicenda ha preso il via con il numero 783 di luglio, intitolato “Il sigillo di Dagon" e continua su ben quattro albi. Si tratta di un’avvincente storia scritta da Giorgio Giusfredi, che riporta alla ribalta alcuni personaggi più letterari della saga del signore di Darkwood: il Capitano Nemo (il cui vero nome è Principe Dakkar, ed è un personaggio del romanzo di Jules VerneVentimila leghe sotto i mari”); Cain introdotto nella collana da Mauro Boselli ispirandosi a Solomon Kane di Robert Ervin Howard, scrittore di Conan il barbaro; Edgar Allan Poe che in diverse occasioni è già comparso sulle pagine del nostro fumetto, come agente speciale della base segreta di Altrove. L’idea di inserire in una storia a fumetti personaggi tratti dalla letteratura, e in particolare da quella dell’ottocento, non è nuova. Alan Moore lo fece inventando un gruppo di scalcagnati e improbabili supereroi con “La Lega degli Straordinari Gentlemen15.

Il manipolo selezionato da Giusfredi deve affrontare una prova dai caratteri horror e fantastici, combattendo gli uomini pesce che i lettori di Zagor ricorderanno aver letto sui numeri 386, 387, 388 (“Il terrore dal mare” e seguenti). Le squamose creature lovecraftiane sono nuovamente comandate dal barone Wolfingham e i nostri eroi, per poterlo sconfiggere, dovranno addentrarsi in un sotterraneo fantascientifico, una base sottomarina che custodisce importanti segreti. La storia fa da preludio a un avvenimento che avverrà nell’autunno di quest’anno del quale qualche traccia è apparsa sulla quarta di copertina dell’albo: il ritorno degli Akkroniani, con inevitabili rimandi a Hellingen e al crossover tra Zagor, Martin Mystère e Nathan Never.

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Il lavoro compiuto da Marco “Will” Villa al tavolo da disegno è decisamente superlativo e dona ad una storia, già di per se ricca di fascino, un’aura tetra e tenebrosa. Il fumettista interpreta le fattezze dello Spirito con la scure in maniera decisamente super-eroistica, modellandone l’anatomia con forme muscolose. E’ uno Zagor atletico, dinamico, ma sempre realistico, che non giunge mai alle forme ipertrofiche degli eroi dei comics americani. Una vitalità del corpo che diventa recitazione, e che, soprattutto nelle scene aggressive e drammatiche, favorisce la resa dei movimenti del nostro paladino all’interno della pagina del fumetto, facendolo schizzare da una parte all’altra della tavola, trascinandolo fuori dalle vignette, incalzando il ritmo di lettura.

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Il giovane Villa lavora moltissimo sulla recitazione. Se nel caso del protagonista è il suo corpo scultoreo a divenire motore trainante delle sue azioni, nel caso del comprimario messicano sono le posture, la gestualità, la fisionomia e l'espressione del viso a scendere sul palcoscenico, tra vignette e balloons. Mai nessun autore ha saputo rappresentare Cico con un viso così plastico, malleabile, eloquente, interpretandone tutta la carica comica. In una sequenza dell’albo 784 ce ne svela addirittura una versione infante: vestito con il classico abito ma sprovvisto ovviamente dei baffetti.

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Per far risaltare i sentimenti, gli sguardi, i gesti e le posture, spesso il disegnatore tralascia volutamente gli sfondi, che diventano astratti, neutri, ma non per questo piatti. Lo sfondo nero o quello bianco, nelle vignette di “Will” preservano sempre equilibrio e profondità, anche senza essere descritti. Un’abilità, una capacità di sintesi, che in pittura è stata raggiunta solo da Caravaggio.

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Se la storia richiede una descrizione attenta e meticolosa dell’ambientazione ecco apparire illustrazioni iper-realistiche, dettagliate e particolareggiate. Immagini che catturano lo spettatore, rese attraverso un segno chiaroscurale tratteggiato e sottile. Un tratto che si ispira a quello del padre, pur mantenendone una originale personalità: più plastico, meno incisivo, capace di delineare le forme. Il tratteggio adottato da Claudio Villa invece è ottenuto attraverso l’utilizzo di un sottile pennello, che sembra andare a scavare o a sovrapporre segno su segno, fino a generare il reticolo descrittivo necessario per rendere forme, luci e ombre. Un tratto che sembra appositamente coniato (e probabilmente lo è) per rendere le atmosfere sporche e polverose tipiche del selvaggio West.

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La composizione della tavola rispetta la classica gabbia bonelliana, è sempre attentamente studiata a favore della narrazione. Raramente l’autore si concede qualche mutamento, laddove serve per rendere la lettura più dinamica, mai banale ne desueta, proponendo variabili grafiche soprattutto nelle pagine nelle pagine più statiche e di dialogo.  

La telecamera è sempre mobile, si sposta attorno ai personaggi come se fosse su un drone libero: a destra, a sinistra, in alto o in basso, privilegiano ora campi lunghi, ora dettagli ravvicinati. Marco non teme la prospettiva, anzi dimostra di conoscere bene la deformazione studiata in epoca rinascimentale16 e la sfrutta per aggiungere enfasi o drammaticità all’inquadratura.

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Concludendo riteniamo che il lavoro svolto da Marco Villa sia veramente eccellente: un ottimo disegnatore, un abile regista della nona arte. Il giovane autore dimostra di aver saputo cogliere l’eredità del padre ma con una cifra stilistica personale molto interessante.

Articolo di Marco Feo

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 Note:

1Alexandre Dumas autore di capolavori come “Il conte di Montecristo” e “I tre moschettieri”. Il riferimento a Alexandre Dumas richiama spesso il concetto di "genio e sregolatezza", legato a opere teatrali come il suo “Kean”. Nella visione romantica, il genio è visto come un impulso irrefrenabile e passionale, ma che necessita comunque della disciplina della scrittura e di una vena artistica coltivata attraverso l'esperienza.

2Nicola Pisano (Foggia, tra il 1210 e 1220 circa – tra il 1278 e 1287 circa) è stato uno scultore e architetto italiano, tra i principali maestri della scultura gotica a livello europeo.

3Giovanni Pisano (Pisa, 1248 circa – Siena, 1315 circa) è stato uno scultore e architetto italiano.

4Pieter Bruegel, o Brueghel (Breda, 1525/1530 circa – Bruxelles, 5 settembre 1569), è stato un pittore olandese.

5Benito Franco Giuseppe Jacovitti (Termoli, 9 marzo 1923 – Roma, 3 dicembre 1997) è stato un fumettista italiano autore di celebri personaggi dei fumetti come Cocco Bill, Cip l'arcipoliziotto.

6Tintoretto, ovvero Jacopo Robusti, nacque a Venezia il 27 novembre 1560 e vi morì morì il 17 maggio 1635.

7Enrique Breccia (Buenos Aires, 26 ottobre 1945) è un fumettista, pittore e illustratore argentino.

8Alberto Breccia (Montevideo, 15 aprile 1919 – Buenos Aires, 10 novembre 1993) è stato un fumettista uruguaiano naturalizzato argentino.

9Tito Faraci (testi), Enrique Breccia (disegni); Capitan Jack, in Speciale Tex n. 31, Sergio Bonelli Editore, giugno 2016.

10Hayao Miyazaki (Tokyo, 5 gennaio 1941) è un regista, sceneggiatore, animatore, fumettista e produttore cinematografico giapponese.

11Gorō Miyazaki, nato a Tokyo il 21 gennaio 1967.

12 Marco Villa, nome d'arte “Will”, è nato il 30 gennaio 1992 a Erba.

13 Claudio Villa è il disegnatore delle copertine di Tex e per la casa editrice milanese ha disegnato, oltre al famoso ranger, Martin Mystere e le prime 41 copertine di Dylan Dog.

14 Aurelio Galleppini, noto anche con lo pseudonimo di Galep (Casale di Pari, 28 agosto 1917 – Chiavari, 10 marzo 1994).

15La Lega degli Straordinari Gentlemen (The League of Extraordinary Gentlemen) è una serie a fumetti ideata da Alan Moore e disegnata da Kevin O'Neill, nei quale vengono ripresi personaggi dei più famosi romanzi della letteratura vittoriana, come il Capitano Nemo, il Dottor Jekyll, Mina Murray, Allan Quatermain, l'uomo invisibile e Mycroft Holmes,

16Il riferimento è ai dipinti di autori come Andrea Mantegna, Piero della Francesca, Antonello da Messina, Paolo Uccello.