Zagor “L’agente di altrove”

Zagor n.777 Gennaio 2026

Testi di Moreno Burattini, Disegni di Bane Kerac

Copertina di Alessandro Piccinelli

 Con il numero 777 di Zagor prende il via una nuova avventura di ampio respiro, destinata ad accompagnare i lettori per circa tre albi e mezzo. Accanto al Signore di Darkwood e all’inseparabile Cico torna a ricoprire un ruolo di primo piano l’affascinante Cloe, agente della misteriosa base segreta di Altrove. Il personaggio era stato introdotto nel numero 706 della collana Zenith (Zagor gigante n.655), intitolato Faccia a faccia, durante la saga de La figlia del mutante, dove Cloe è diventata una presenza centrale dell’azione, mettendo in evidenza le sue spiccate qualità di donna d’azione e le sue belle sinuosità (che il disegnatore sa come valorizzare). Caratteristiche che i lettori ritroveranno pienamente confermate anche nelle pagine di questa nuova storia.

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In quella vicenda faceva la sua ricomparsa Sophie Randall, figlia del mutante noto come “Skull”. La donna era riuscita a evadere dal manicomio criminale di Worcester dopo essere stata richiamata dalla voce telepatica del padre. Di Skull, morto tempo prima, restava soltanto la testa bicefala, separata dal corpo e consegnata a un gruppo di scienziati, che la conservavano immersa nell’alcol all’interno di una teca per sottoporla a studi. Determinata a recuperare quel macabro reperto, Sophie si mette sulle tracce di Zagor, convinta che lo Spirito con la Scure conosca l’ubicazione della teca. Il suo viaggio verso Darkwood si trasforma però in una scia di sangue: ormai completamente folle, la donna ha scoperto che togliere la vita agli altri le procura un piacere smisurato. Zagor, affiancato dal professor Barryman, lo psichiatra che in passato aveva seguito il caso di Sophie, tenta disperatamente di fermarne la corsa. Ma la figlia del mutante ha già lasciato dietro di sé decine di cadaveri, eliminando le sue vittime in maniera atroce: sfruttando il proprio devastante potere telepatico, le costringe infatti a togliersi la vita. La sua avanzata la conduce infine nei pressi del villaggio di Tonka, dove lo Spirito con la Scure decide di giocare il tutto per tutto nel tentativo di arrestare la strage e impedirle di colpire ancora.

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A scrivere il racconto attuale troviamo una Moreno Burattini ancora una volta in grande forma, saldo al timone della serie e perfettamente padrone dei suoi personaggi. Ai disegni c’è un autore ben noto al pubblico zagoriano: Bane Kerac, artista che può vantare nel proprio percorso professionale anche importanti esperienze internazionali, avendo lavorato su personaggi come Ghost, Catwoman e The Phantom, quest’ultimo conosciuto in Italia come l’Uomo Mascherato. Moreno Burattini tesse le trame del racconto legando insieme diverse avventure del nostro eroe: “Agenti segreti” (Maxi Zagor n.6); “L’uomo nel mirino” (Maxy Zagor n.14).

L’agente di Altrove Cloe si sta recando a Darkwood per incontrare Zagor e Cico e chiedere il loro aiuto. Non ha ancora fatto in tempo a spiegare il motivo della sua richiesta che i tre amici subiscono tre attentati. Dai quali ovviamente escono vincitori, ma non certo senza fatica ne senza le più che giustificate lamentele del messicano. Moreno, da abile sceneggiatore, incalza il ritmo del racconto e trascina il lettore nella lettura della storia tenendolo in sospeso sul vero mistero che si cela dietro gli avvenimenti.

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Tutto nasce da alcune ricerche archeologiche effettuate presso il Great Serpent Mound, uno dei più noti siti archeologici degli Stati Uniti che si trova nei pressi della cittadina di Peebles, nello Stato dell’Ohio. Il complesso consiste in un imponente tumulo di terra modellato a forma di serpente, probabilmente realizzato da popolazioni native appartenenti alla cultura Adena. La sua datazione rimane oggetto di dibattito: alcune ipotesi lo collocano in un arco temporale compreso tra il 1800 a.C. e il 400 d.C., mentre altre lo attribuiscono a un periodo più recente, tra il 1000 e il 1200 d.C. Per dimensioni e caratteristiche, il Great Serpent Mound rappresenta il più grande tumulo mai scoperto sul territorio statunitense. Le sue funzioni originarie non sono certe e hanno dato origine a diverse interpretazioni. Secondo una teoria, il sito avrebbe avuto un ruolo legato all’osservazione e alla comprensione delle fasi lunari. Altri studiosi, invece, ritengono che il tumulo raffiguri il serpente protagonista di una leggenda dei nativi americani, nel quale l’animale divora il sole. Esiste infine un’interpretazione di tutt’altra natura, avanzata nel 1909 dal reverendo battista Landon West, che vede nel monumento una rappresentazione simbolica del serpente associato al peccato originale.

Zagor ha già visitato in passato questa zona in un’avventura con Alexis de Tocqueville e il suo accompagnatore Gustavo Beaumont. I nostri eroi si rifugiarono nei sepolcri per scappare dal duca Armand d’Artois, nuovo capo della loggia della corona che tentò di assassinare il presidente Jackson. Un’altra sepoltura Mound venne addirittura ritrovata nei pressi dell’abitazione del presidente Jefferson, a Monticello, in Virginia. Qui li studiosi ritrovarono più di mille scheletri.

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I disegni di Bane Kerac

Ci ha colpito molto l’interpretazione grafica dello Spirito con la Scure, resa con un segno particolarmente dinamico da Bane Kerac. Nelle tavole dell’autore è facile riconoscere l’influenza di grandi autori del fumetto, come ad esempio Arthur Adams nel tratteggio o nei dettagli dei suoi supereroi, o persino alcune soluzioni del primo Magnus, visibili soprattutto nelle mani o in certe posture dei personaggi.

Ciò che apprezziamo del disegno di Kerac è la sua capacità di passare da uno stile realistico — evidente nella fisionomia e nella fisicità di Zagor — a interpretazioni più ironiche e grottesche, che emergono soprattutto nella figura di Cico, rappresentato come un simpaticissimo “barilotto”, o nei volti di alcuni comprimari, decisamente caratterizzati in modo buffo ma mai banale. Tutti i personaggi sono sempre raccontati attraverso una ricerca attenta dell’espressività e della loro differenziazione. Se da un lato l’autore utilizza uno schema grafico di base su cui costruisce i personaggi, dall’altro li caratterizza e li diversifica con grande sapienza.

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Qui sopra il disegno di A.M. Ricci per Martin Mystère, sotto quello di Kerac per Zagor.

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Sembra inoltre che il disegnatore voglia quasi “giocare” con il fumetto italiano, e in particolare con quello bonelliano. Non a caso, nel corso della storia compaiono diversi riferimenti a storie della casa editrice milanese: alla fine dell’albo troviamo un esplicito omaggio ai due ranger Tex e Kit Carson, che appaiono nel saloon. Ovviamente non sono loro, ma le somiglianze sono tali da rendere il riferimento immediatamente riconoscibile. C’è poi un’altra allusione nel volto dell’esploratore, che richiama alla memoria una vecchia storia di Martin Mystère disegnata da Angelo Maria Ricci (“La guerra senza tempo”, Martin Mystère n.43, ottobre 1985). Non è certo un caso che le fisionomie siano così simili. È difficile pensare a una coincidenza; piuttosto, sembra un gioco consapevole, un omaggio che Kerac ha voluto fare ai lettori più affezionati e “storici” della scuderia bonelliana.

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La copertina di Alessandro Piccinelli

Da tempo il bravissimo Alessandro Piccinelli ha degnamente sostituito il grande Galieno Ferri nella realizzazione delle copertine di Zagor, pur con uno stile e una tecnica differenti. L’illustrazione realizzata per quest’albo presenta un’impostazione molto particolare. Ad accogliere immediatamente il nostro sguardo sono la roccia e la vegetazione scura collocate sulla destra dell’inquadratura, alle spalle dello Spirito con la Scure e dietro la canoa. Lo sfondo è quasi completamente azzurro. Del contesto paesaggistico compare solo questo accenno di vegetazione, che suggerisce come il tragitto compiuto da Zagor e Cloe si svolga lungo un canale. La funzione di questa “quinta” è proprio quella di evocare un contesto di sfondo senza andarlo a dettagliare.

Ma perché — e la domanda non è affatto peregrina — collocare dietro le due figure principali un elemento così inusuale? Viene spontaneo pensare a un celebre dipinto di Giorgione, La Venere dormiente, nel quale, per esaltare il concetto di bellezza incarnato dalla Venere, l’artista — uno dei massimi rappresentanti del Rinascimento veneto del Cinquecento — decide di collocare alle spalle della giovane una roccia molto scura, ricca di vegetazione. Lo scopo non è tanto simbolico o metaforico, quanto quello di creare un forte contrasto tra la figura chiara, sinuosa e perfetta della Venere e lo sfondo scuro della roccia, aumentando così la profondità e l’impatto visivo dell’opera.

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La Venere dormiente di Giorgione.

Giorgione, del resto, utilizzava anche un altro tipo di chiaroscuro: quello basato sul contrasto tra colori caldi e freddi. Sullo sfondo collocava i colori freddi — l’azzurro del cielo e le tonalità azzurrine delle montagne lontane — che gradualmente si scaldavano con l’aggiunta di giallo, trasformandosi in verdi sempre più caldi, fino ad arrivare alle tonalità terrose, o addirittura rossastre, del primo piano, dove veniva collocata la figura principale. I pittori veneti, infatti, costruivano la profondità dei loro quadri non tanto attraverso la prospettiva rinascimentale, che pure conoscevano molto bene, quanto attraverso i contrasti cromatici e di chiaroscuro, consapevoli che l’occhio umano è attratto prima di tutto dai colori, e solo successivamente il cervello li rielabora trasformandoli in forme, contorni e disegno: un processo percettivo più immediato che intellettuale.

In maniera analoga, Piccinelli utilizza lo stesso accorgimento in questa copertina, ottenendo così tre, anzi quattro piani distinti: lo sfondo azzurro, leggermente sfumato; il piano della roccia scura; quello con la barca e la ragazza; e infine il primo piano, occupato dallo Spirito con la Scure. Ottimo lavoro!

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Articolo di Marco Feo

Copyright © 2025 Sergio Bonelli Editore


 

Ulteriori approfondimenti:

. Kerac Bane