Sergio Toppi

Algarve 1460

Pubblicato per la prima volta sulla rivista Alter Alter del 12 dicembre 1978

Nel nuovo volume dedicato da Nicola Pesce al maestro della nona arte, Sergio Toppi, sono pubblicati due racconti che riescono, con grande fascinazione e la consueta eleganza, a fondere fra loro avventura, filosofia, mito e riferimenti storici. Con il suo solito occhio cinico e un pò beffardo Toppi reinterpreta la storia narrata sui libri ufficiali donandole fascino e poesia e suggerendo nuove chiavi di lettura di ciò che solitamente diamo per scontato. Quello del maestro della nona arte è, per certi versi, un invito a osservare la realtà da differenti punti di vista per poterla valutare correttamente.

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In Algarve 1460 viene portata sulla scena di vignette e balloons la storia dell’infante Enrico che per tutta la sua vita dedicherà impegno, ricchezze e tempo per poter risolvere un'ossessione che lo turba da quando è piccolo: cosa si nasconde oltre l'orizzonte.

Enrico di Aviz detto il Navigatore, duca di Viseuricerca, Infante di Portogallo (1394-1460) fu una figura molto importante degli inizi dell'era delle esplorazioni geografiche, nonché il primo a comprendere l'importanza di una seria preparazione a terra prima di affrontare i rischi ignoti del mare. È considerato uno dei fondatori della potenza coloniale portoghese. Abile e geniale organizzatore di imprese marinare compiute dal 1420 al 1445, raggiunse le coste di Madera, Azzorre, isole del Capo Verde.

L'illustre esploratore consulterà i più importanti studiosi del suo tempo: scienziati acclamati, maghi, alchimisti, esploratori e sapienti, per non lasciarsi sfuggire l'occasione di trovare ogni traccia e documentazione che possano servirgli per progettare meticolosamente la sua indagine. Per quanto poco conosciuta la ricerca di Enrico, anticipa e traccia la direzione per il viaggio che Colombo compirà una trentina d'anni dopo, andando a scoprire, fortunosamente, l'America. Avvenimento quest'ultimo che cambierà il destino del nostro pianeta. L'ossessione di Enrico descritta dai pennini e dalla china di Toppi si trasforma in una metafora della sete di conoscenza che da sempre consuma l'essere umano. Il "folle volo" oltre le Colonne d'Ercole di Ulisse narrato da Dante nell'Inferno1, terminato, in quel caso, con un naufragio voluto da Dio.

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Ma Enrico di Aviz scoprirà alla fine che la sua vita si è consumata alla ricerca di un’illusione. L'ansia di conoscenza che pervade Enrico è sicuramente ispirata a Toppi dal capolavoro teatrale della letteratura spagnola, il dramma scritto in pieno periodo barocco, nel 1635 La vita è sogno, di Pedro Calderón de la Barca. Infatti il misterioso marinaio che lo conduce oltre le Colonne d’Ercole gli chiede:

«Ti vedo triste, infante Enrico. Non ti basta la gloria del precursore? Aver iniziato un cammino che altri percorreranno. Non ti dà gioia sapere che tutto quanto andavi sognando esiste veramente?"

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Ipotesi 1492

Pubblicato per la prima volta in Italia su Comic Art n.88 del febbraio 1992.

Rodrigo de Triana, il cui vero nome era Juan Rodríguez Bermejo, è stato un marinaio spagnolo, e più precisamente l'uomo che per primo avvistò le Americhe nel primo viaggio di Cristoforo Colombo. Nella vicenda toppiana la scoperta dell'America, fatto storico che muterà inevitabilmente le sorti del mondo intero, si tramuta in un banale aneddoto della durata di pochi giorni. Il fumettista sembra volerci far riflettere sulla delicata e inconsistente forma con cui il destino si manifesta.

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Il secondo racconto del volume si intitola “Ipotesi 1492”. In questo caso Sergio Toppi affronta proprio la grande impresa di Cristoforo Colombo, trasformandola in una piccola e ridicola farsa. Le onde del mare portano sulla spiaggia dell'isola di Guanahani2, Rodrigo de Traina, nocchiero dell'ammiraglio Don Cristobal Colon. Il naufrago viene accolto dai nativi con rispetto e ospitalità, come prevede la loro tradizione. Lo curano, gli danno da bere e da mangiare. Gli offrono un giaciglio e una protezione. Il cacique3 ordina di assecondare tutti i suoi desideri e le sue esigenze. Ma Rodrigo incarnando la figura dell’egoista conquistatore coloniale europeo, brama gloria, fama e ricchezza: “L'oro del gran cane, le spezie, gli aromi”. Quando vede un pescatore dell'isola che ha costruito l'amo della sua lenza con un pezzo di oro crede che i suoi sogni diventino improvvisamente realtà. Già si immagina ricordato nei secoli a venire ancora più del Grande Ammiraglio del mare4, mentre i libri di storia lo glorificheranno come lo scopritore di nuovi mondi. Probabilmente Rodrigo ha compiuto questo viaggio proprio attratto da questo sogno: dal desiderio di trovare quei tesori che la leggenda narra si trovino in abbondanza su queste nuove terre. Di fronte a quel piccolo pezzo di oro emerge l'aspetto più cattivo, distorto, approfittatore dell'essere umano e della cultura occidentale, a cui Toppi contrappone il mito del buon Selvaggio, una visione di queste terre lontane come il luogo dove problemi e aspettative dell'uomo occidentale diventano del tutto insignificanti. I nostri egoismi, i nostri falsi valori, non hanno neppure l'onore di essere raccontati nel mito delle vicende locali. In questo idilliaco paradiso terrestre dove la natura è ancora primigenia e l'essere umano trova in essa la forza della propria esistenza, vengono narrate le storie del cambio delle stagioni, la brezza del mattino, la linfa benefica della frutta, i seni delle donne, le strida dei gabbiani, l'acqua e l'ombra, il sole e il sonno. Lo straniero sui pali della memoria dove viene narrato il ciclo della natura, non ha alcuno spazio, alcun peso. Viene considerato un evento assolutamente trascurabile, di nessuna importanza.

Lo stesso Zemi-Tawani5, il condor che il fumettista usa come voce narrante per tracciare la figura del messaggero e interprete tra gli indigeni e lo straniero, una volta che quest'ultimo è morto lo definisce lievemente disgustoso, neppure degno di esser mangiato.

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Nelle storie per le quali Toppi si occupa sia dei testi che dei disegni, l'autore sfrutta tutta libertà che gli offre la sua fantasia creativa. Gioca con la storia (quella con la S maiuscola), divertendosi a rileggere episodi e personaggi del nostro passato a osservando da inediti punti di vista che ci possono svelare improvvisamente nuove chiavi di lettura. La parte grafica è poi il suo punto di maggior sperimentazione: la pagina gli offre forme e spazi assolutamente sperimentali, trovando incroci, incastri e soluzioni geometriche che permettono di creare nuove forme di narrazione attraverso il linguaggio del fumetto. Il suo disegno, assolutamente raffinato, eppure così duro, è intarsiato con il pennino, la china e il pennello all'interno della superficie ruvida del foglio da disegno. Sembra quasi che i suoi segni portino alla luce l'anima delle cose, la realtà, la fibra, la texture più profonda che svela le vere sfumature della realtà e dell'animo delle persone. E poi la grandissima sapienza nel gestire gli spazi: i bianchi e neri, che per tradizione derivano dalla grande arte xilografica degli autori giapponesi come Hokusai6, per poi essere ripresa dagli Impressionisti alla fine dell'Ottocento e che diventerà un punto di partenza per tutta la grafica e l'arte del secolo successivo.

Nonostante siano state realizzate dal maestro Toppi a distanza di quattordici anni l'una dall'altra, le due vicende sono strettamente legate al tema della scoperta dell'America e alla particolare ironia e ludicità con cui l'autore si diverte a riscriverne la genesi.

Articolo di Masco Mor

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Note:

1 Canto XXVI.

2Nome indigeno dell'isola nelle Bahamas dove Cristoforo Colombo sbarcò il 12 ottobre 1492, primo approdo europeo nel Nuovo Mondo, da lui rinominata San Salvador.

3 nome dei capi tribali caraibici.

4 Cristoforo Colombo ottenne il titolo di "Ammiraglio del Mar Oceano" dai Re Cattolici di Spagna nel 1492.

5Il termine "Zemi" si riferisce alle divinità o spiriti ancestrali della cultura Taíno dei Caraibi, spesso raffigurati nelle loro sculture.

6Hokusai Katsushika (Edo, ottobre o novembre 1760 – Edo, 10 maggio 1849) è stato un pittore e incisore giapponese, conosciuto principalmente per le sue opere in stile ukiyo-e.