L’oscura follia
Dawn Kurtagich
Traduzione di Elisa Banfi
Edizioni Nord 2025 – Gruppo editoriale Mauri Spagnol
Titolo originale: “The Madness”
Copyright 2024 by Alloy Entertainment and Drawn Kurtagich
Immaginiamo di voler riscrivere il romanzo di Dracula ambientandolo in epoca moderna. Immaginiamo di voler raccontare la storia horrorifica da un punto di vista femminile. Immaginiamo che la protagonista, coinvolta in una vicenda in cui la psiche, le paure più inconsce e l'intimità dell'animo dell'essere umano vengono scossi fortemente, sia un medico che si occupa di questi problemi: uno psichiatra. Immaginiamo che il ruolo del vecchio Renfield, che nel romanzo di Stoker si nutre di mosche e prevede la venuta del suo terribile maestro, sia interpretato da una giovane ragazza drogata, eroinomane, ritrovata nuda dalla polizia, nella notte, in un parcheggio periferico della città. La giovane con evidenti disturbi comportamentali, viene ricoverata in un ospedale psichiatrico e qui adotta la stessa dieta del suo predecessore, si nutre appunto di insetti, vuole rimanere al buio perché non riesce a sopportare la luce, attacca le persone che entrano nella sua stanza (cella) dove è stata rinchiusa. Anche lei teme l’arrivo del suo misterioso maestro.

Immaginiamo che la protagonista (Mina) e la sua più cara amica dell’adolescenza (che guarda caso si chiama Lucy) non si vedano da quindici anni, ossia da quando Mina ha dovuto abbandonare il luogo della sua infanzia, nella quale è cresciuta, allontanandosi, senza dare spiegazioni, da sua madre, dal suo fidanzato, dai suoi amici, dopo un tragico evento che non viene svelato al lettore se non alla fine della storia e che si rivelerà un fondamentale tassello nella ricostruzione della trama. Lucy chiama Mina. Chiede il suo aiuto. Mina, che da quando se ne è andata, ha sviluppato una serie di profonde paure, di patologie, di allergie, di paranoie per lo sporco, per le infezioni, per virus e batteri, sente la necessità, il dovere morale, sentimentale, di ritornare nei luoghi della sua infanzia. È come se stesse aspettando quel messaggio di aiuto da tutti quegli anni.
Giunta nella sua piccola città natale Mina scopre che Lucy si è sposata con un facoltoso industriale che si è trasferito nella regione da alcuni anni. Ora vive in una bellissima villa. La sua cara amica ha quindi realizzato il sogno della sua vita: sposare un ricco principe azzurro. Lucy era estroversa, allegra, attenta alle mode, al successo mondano, alla ricchezza degli orpelli, alla spensieratezza delle feste, alla vita mondana. Lei invece, più timida e riservata, trova ora il suo antico e unico fidanzato, Jonathan, che porta sul viso una profonda cicatrice. È stato assalito qualche tempo prima da un grosso cane nero randagio. Quel profondo taglio che gli deturpa il bel viso sembra quasi il segno del dolore e del rancore che il giovane prova per quel l'abbandono repentino e mai spiegato. Jonathan inizialmente non vuole neppure salutare Mina, visto che lo ha lasciato senza dirgli nulla e non è mai ritornata per tutti quegli anni.
Mina ritrova anche la madre con cui c'è un altro difficile rapporto. Il padre non è mai esistito e la donna è considerata strana dai suoi compaesani. Essere figlia di una persona come lei poteva essere molto imbarazzante per un'adolescente che cerca a fatica il suo posto nella piccola società di un paese di provincia. L'anziana donna, ancora energica e vitale, vive ai margini del paese e da sempre è considerata la strega del villaggio per via delle sue conoscenze omeopatiche, i rimedi naturali e le infusioni di erbe curative alle quali comunque i cittadini ricorrono quando la medicina ufficiale sembra non aver effetto. Mina si è sempre sentita la figlia della “diversa” sentendo su di se l'occhio giudicante della società. Il rapporto con la madre, dopo la sua fuga, è divenuto ancora più difficile, più duro, distante come i chilometri che le separavano. Ora però la madre accetta di farla tornare nella sua stanza anche se inizialmente il dialogo tra le due è di pura formalità, quasi che la ragazza fosse un semplice ospite che prende in affitto una stanza.
Immaginiamo di affidare il ruolo del personaggio d'azione sempre ad una donna, il poliziotto della contea Quincey. La ragazza, dal carattere forte ed energico, era la fidanzata di Lucy. Ma dopo il matrimonio della compagna si è ritirata in una casa isolata e si dedica con passione al suo lavoro. Quando Mina giunge a chiedere il suo aiuto dovrà attentamente bilanciare il suo ruolo di tutore dell'ordine e della legalità con le inquietanti e assurde teorie prospettate dalla vecchia amica. Il suo è il ruolo che, nel romanzo di Bram Stoker, è interpretato da Arthur Holmwood (anche conosciuto come Lord Godalming, il fidanzato di Lucy Westenra), colui che più di tutti affronta fisicamente la battaglia contro il signore della notte.
Immaginiamo infine di assegnare il ruolo di Van Helsing, ovvero del cacciatore, il personaggio che conosce trucchi e armi per sconfiggere il vampiro a una donna misteriosa, Helen, la cui figlia anni prima è stata colpita dallo stesso vampiro. Dopo aver pianto la sua pargoletto innocente, la donna non si è lasciata sopraffare dallo sconforto, anzi ha usato il suo dolore per mettersi alla ricerca del misterioso assassino. Dopo aver capito che il suo avversario era molto potente e capace di controllare i poteri politici e mediatici della società, Helen si è data alla “macchia”, trasformandosi in una desaparecido, un invisibile, impossibile da intercettare e così libera di effettuare le sue indagini tra gli intricati e oscuri meandri che si nascondono sotto la nostra società. Sfrutta internet, le comunità di haker, e si muove con estrema cautela per non essere rintracciata ma per condurre le sue inchieste.
La bellezza del libro risiede proprio nella capacità che Dawn Kurtagich ha di riscrivere il racconto giocando con le figure archetipiche del racconto stokeriano. La versione femminile è solo lo spunto da cui nasce il processo di riscrittura e il lettore potrà divertirsi a riconoscere e ritrovare i passi dell'ottocentesco romanzo, ambientato intelligentemente in epoca contemporanea, non solo mutando date e costumi ma soprattutto sprofondando i personaggi nelle abitudini, i contesti sociali, le paure, le debolezze e le superstizioni del nostro quotidiano, sulle quali si annida facilmente il maligno affondando le radici del suo terribile potere.
Fra le particolarità del testo segnalo che i protagoisti bevono abbondanti tisane di verdena per allontanare i loro mefitici avversari. Conclude il volume un’interessante capitolo dedicato ai mostri de folklore galese, ripresi nel racconto.
Articolo di Marco Feo










