Samuel Stern n. 9: Il mistico

Davide La Rosa - Luigi Zagaria

Sull'ottavo numero di Samuel Stern il rosso protagonista si deve recare sull'isola di Eilen Gorm che sorge in mezzo al lago Lochard a pochi chilometri dalla cittadina di Aberfoyle. E' la seconda volta che, dall'inizio della serie, il cacciatore di demoni si sposta su un'isola a caccia di mostri. Come ben rappresenta Arnold Böcklin nel suo celebre dipinto "L'isola dei morti" l'atollo circondato e protetto dalle acque di un lago è un luogo di passaggio, di trasformazione. Una sorta di "hortus conclusus" che protegge (o nasconde) il luogo della mutazione, della metamorfosi. Non a caso il Comune di Orta, sulle sponde dell'omonimo lago in Piemonte, ha come simbolo quello dell'hortus conclusus, solitamente associato, nell'iconografia cristiana, alla figura di Maria, colei che darà  vita al figlio di Dio (ovvero la donna che, grazie alla sua purezza, gli permetterà  di concretizzarsi su questa terra come essere umano).

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Sull'isola di San Giulio, al centro del lago d'Orta, Gianni Rodari ha ambientato il sul celebre racconto "C'era due volte il Barone Lamberto". Nel racconto Lamberto, un ricco e decrepito barone, grazie ad uno stratagemma rivelatogli da uno stregone egiziano, riesce a ringiovanire: assolda sei persone che continuano a ripetere il suo nome, giorno e notte, in maniera ritmica e cadenzata. Sull'isola Lamberto muta a tal punto da ritornare bambino.
Luogo di trasformazione è l'altrettanto celebre "Isola del tesoro" (del romanzo di Robert Louis Stevenson) dove Long John Silver rivela la sua vera identità di pirata e il giovane Billy dovrà  necessariamente e velocemente crescere per non soccombere ai suoi avversari. L'isola è quindi luogo di esperienza e di crescita. Lo è stata quella di Robinson Crusoe dove lo sfortunato naufrago fu costretto a confrontarsi con la natura incontaminata e affrontare la brutalità  della vita selvaggia per sopravvivere. Lo è ancora di più l'isola de "Il Signore delle mosche" dello scrittore inglese William Golding, Premio Nobel per la letteratura nel 1983. Isola di mistero e continui mutamenti, al limite del surreale, quella della fortunata serie televisiva di Lost.
Ci viene alla mente una sola isola dove non si muta e si rimane eternamente bambini, ma proprio per questo si chiama l'"Isola che non c'è" (è il rifugio di Peter Pan, il personaggio letterario creato dallo scrittore scozzese James Matthew Barrie nel 1902).
Quale ambientazione migliore per un cacciatore di demoni, che si muove sempre in bilico fra la razionalità e mondi infernali, dove albergano terribili creature, pronte a sfruttare ogni nostra piccola debolezza per poterci sopraffare? Per mutare il nostro sguardo sulla realtà e trascinarsi inesorabilmente in una trappola che ci renderà loro schiavi fino alla morte. Sull'isola di Eilen Gorm il protagonista Samuel Stern dovrà confrontarsi con il mistico Irvine, un guaritore che attira pellegrini speranzosi, alla ricerca dell'ultima spiaggia. Le guarigioni di fratello Irvin sono effettivamente spettacolari e miracolose, peccato che pochi minuti dopo la sua salvezza il malcapitato cade in uno stato larvale, un coma irreversibile.

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All'interno della grotta dove vive fratello Irvine, sorta di santone medioevale, c'è una grande statua che raffigura l'arcangelo Michele pronto a colpire con la sua fiammante spada un diavolo che sta ai suoi piedi. La diabolica creatura si protegge con un braccio ma nello stesso tempo guarda l'angelo con uno sguardo ironico e sbeffeggiatore, quasi sapesse di stringere la vittoria in mano. La statua ci ricorda la celebre scultura di "Atena e Marsia", opera dello scultore greco Mirone (gruppo statuario del 450 a.C. circa), inizialmente nell'acropoli di Atene e ora nei musei vaticani. Nella scultura la dea getta a terra l'aulos, un flauto che per essere suonato richiede di gonfiare le guance e che per questo sembra deformare il volta della bella divinità. Il fauno Marsia non si preoccupa certo del suo aspetto estetico e per questo tenta di avvicinarsi con una gamba alla strumento musicale, mentre con il braccio si protegge dalla Dea, temendola. Come Marsia non dobbiamo temere le nostre paure: esse ci mostrano il pericolo ma sono anche l'occasione per superare i nostri limiti e crescere. Se al contrario ci facciamo bloccare dagli incubi diverremo loro schiavi, ci rifugiremo sempre di più in noi stessi, rimanendo vittime di terribili demoni.
I disegni di Zagaria ci piacciono moltissimo. Il suo segno è plastico e dinamico, caratterizza i personaggi regalando loro una particolare espressività. Un'ottima prova la sua, che dimostra che ci possono essere occasioni editoriali di alto livello anche nelle scuderie minori.

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Articolo di Masco.

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Ulteriori approfondimenti:

 Scheda personaggio: Samuel Stern

 Scheda autore: INTERVISTA A GIANMARCO FUMASOLI

 


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