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Boy/Toy

Progetto di Bertoglio Nicola - storia di Marcello Calò - disegni di Fabiano Caputo

Avete mai provato ad andare in un bagno di un concessionario di auto? La domanda forse vi sembrerà strana ma a me è capitato e sono rimasto fortemente colpito da una cosa. Ero andato a vedere un auto da un concessionario tra i più cari ed eleganti di quelli che ci sono nel nostro paese. Non faccio nomi per ovvi motivi ma potete immaginare facilmente di quale ditta parlo. Come in tutti gli auto-concessionari che vendono auto nuove, sembrava di stare in un mondo futuristico, dove tutto è perfetto: luci che si riflettono ovunque, pavimenti incontaminati, piante e vetrate, automobili idilliache, pulite, lucide tanto da apparire sane e benefiche, perfino da indurci a dimenticare che sono la causa principale di mortalità nei paesi industrializzati (sia per gli incidenti diretti che per l'inquinamento causato). I futuristi l'avevano previsto. Ma torniamo al nostro bagno. Appena ho aperto la porta mi è sembrato di ritrovarmi in un altro universo. Il "cesso" (questo il termine più corretto in questo caso) sembrava proprio uno di quegli orrendi orinatoi messicani rappresentati in tante pellicole cinematografiche, che si possono trovare lungo le strade desertiche che attraversano i torridi deserti di quelle regioni lontane. Sordidi angoli di quel mondo, frequentati solamente da camionisti e vagabondi.

Mi è capitata un'esperienza simile andando nel magazzino di un supermercato. Fra le corsie tutto perfetto, pulito, lucido, accompagnato da un'allegra musica. Nel retro il caos più totale. E per attraversare questi due mondi bastava una semplice porta.

Per introdurvi alla bella storia di BOY/TOY vi lascio un altro paio di spunti. Quando ero giovane a scuola, sia durante le superiori che all'università, si parlava di politica, si contestava, si dibatteva. Si organizzavano scioperi e manifestazioni. Certo spesso solo per far saltare un giorno di scuola. Poi crescendo ci siamo resi conto dell'ingenuità con cui affrontevamo quei problemi. Ma almeno li affrontevamo. Oggi nelle ore di assemblea, ore obligatorie per legge, gli studenti fanno cineforum. Il dibattito è scomparso. Tutto appare nel miglior modo possibile. O forse non c'è speranza che possa essere diversamente. Il mondo lucido, perfetto e luccicante in cui sono cresciuti i giovani d'oggi forse li ha coccolati troppo e nessuno di loro vuole preoccuparsi di ciò che sta dietro quella porta.

Ultimo spunto. Pochi giorni fa (per chi leggerà questa pagina fra qualche anno, sto scrivendo nel maggio 2018), la scienza ha annunciato di aver creato un essere vivente senza utilizzare spermatozoi o ovuli, ma partendo direttamente da cellule staminali. Cyborg immaginati dalla fantasia di scrittori di fantascienza, divengono finalmente reali. E se decidessimo mai un giorni di produrre dei cyborg perfetti a cosa e per cosa li educheremo? Per spazzolare e lucidare i saloni delle nostre auto-concessionarie?

I nostri tre autori cercano di darne una risposta in questo breve ma formidabile fumetto: BOY/TOY

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Fai clic sull'immagine per leggere il fumetto.

 

Sott' a ssa finestr'

 Testi Gabriele Ferrero - Disegni Flavio Chiumento

La breve storia illustrata in queste pagine è stata realizzata da Gabrielle Ferrero e da Flavio Chiumento, che si sono ispirati alle fotografie Ottocentesche di briganti  rappresentati in pieno nel  loro stato di degrado e inedeguatezza sociale. A differenza di esse però, gli autori  illuminano con luce diversa l'affascinante personaggio che ha ispirato per anni  i grandi romanzieri e poeti, rendendolo più umano e sentimentale a noi lettori moderni ma senza perdere la sua  natura. selvatica e a tratti bestiale.

Commento degli autori

Nel realizzare questa storia abbiamo inteso ricostruire, partendo dai dagherrotipi ottocenteschi, raffiguranti i briganti italiani, l’identità e la profondità psichica di un uomo. Da quelle fotografie, infatti, traspare la volontà del fotografo di sintetizzare la crudeltà e l’inadeguatezza sociale del soggetto. Per noi il brigante, disadattato anarcoide che affascinava Cesare Lombroso, ritorna a essere figlio del proprio tempo.

Gabriele Ferrero e Flavio Chiumento

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Il copyright delle immagini è dei rispettivi autori o detenenti diritti.


Ulteriori approfondimenti:

 Scheda autore:  Ferrero Gabriele

 

Sinfonia Murmure

 Testi Gabriele Ferrero - Disegni Alfonso Cucinelli

Un collage di poesia e segni scabri e scheggiati, ci conduce nelle penombre che circondano il mistero della vita e della morte di un vampiro.

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Il copyright delle immagini è dei rispettivi autori o detenenti diritti.


Ulteriori approfondimenti:

 Scheda autore:  Ferrero Gabriele

La mummia

di Vincenzo Mancuso e Hannes Pasqualini

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ZANG e MUNG stanchi della guerra

di Giorgio Sommacal e Pino Pace

Zang la zanzara e Mung il moscone si incontrarono all’alba. Zang tornava dall’osteria, ci vedeva doppio e le faceva male la testa: nelle vene degli ubriachi aveva trovato poco sangue, di vino cattivo invece ce n’era a volontà. Mung invece era stato alla discarica dei rifiuti. Da qualche giorno non vedeva più tanto bene almeno da una cinquantina dei suoi cento occhi: a furia di sbattere contro muri e lampioni, sbandava come un pugile a fine carriera. Erano nati già da qualche settimana, cominciavano a diventare vecchi. Zang non era più la zanzarina snella dalle zampe lunghe che aveva fatto girare la testa a più di uno zanzarone. Anche Mung, col passare dei giorni, si era un po’ appesantito. La sua corazza verde smeraldo era diventata più scura; le sue ali forti avevano perso i riflessi iridescenti, erano più opache e pesanti. Non potevano andare avanti con quella vita. I due insetti sognavano di mettersi a riposo e godersi in pace i giorni che restavano loro da vivere. Un bella casetta, un po’ fuori mano, con degli umani che li capissero e non cercassero sempre di farli fuori. “Gli umani ci odiano solo perché non ci capiscono” dicevano Zang e Mung. “Non è vero che le mosche portano malattie” diceva Mung. “...e che le zanzare sono fastidiose” diceva Zang. “Come?” domandò Mung, che era anche un po’ sordo. “HO DETTO CHE NON È VERO CHE LE ZANZARE SONO FASTIDIOSE!” gridò la zanzara. “Ah, sì. Non è neanche vero che i mosconi fanno cacche dappertutto!” “Non è vero che le zanzare pungono!” azzardò Zang. Mung la guardò, che gli scappava da ridere.

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“Beh, sì, qualche volta pungono” ammise la zanzara, “ma da oggi basta, pungerò solo i gatti!” promise. “Brava, tanto quelli non parlano” fu d’accordo il moscone. “Basta con le ciabattate!” disse Zang. “Basta con gli insetticidi!” disse Mung. “Tra gli uomini e gli insetti regnerà la pace!” gridarono insieme. “Noi daremo l’esempio...” disse Mung. “...e poi tutti ci seguiranno!” ribatté Zang. “Da oggi mosche e zanzare sono al servizio degli esseri umani. Giuriamo solennemente!” gridarono a una voce. Zang la zanzara e Mung il moscone strinsero tra loro le numerose zampette. E giurarono.

Zang e Mung erano molto soddisfatti. Finalmente, dopo secoli e millenni, la guerra tra gli insetti e gli esseri umani sarebbe finita. I due, ben determinati a mettersi al servizio degli umani, entrarono nella prima finestra aperta che trovarono. Era la finestra di una bella casetta, un posto tranquillo, tra gli alberi, un po’ fuori mano. La casa era silenziosa. I Tiglio, la famiglia di umani che abitava quella casa, dormivano ancora. C’era il papà, la mamma e i loro due bambini. I due insetti svolazzarono nel soggiorno in penombra, passando da un divano a una libreria, incerti su come cominciare. “Che facciamo?” domandò Mung. Il sole del primo mattino già filtrava dalle imposte: “Il sole è spuntato da un po’, possiamo svegliarli” propose Zang, che dei due era la più sveglia. “Cos’hai detto?” domandò Mung. “HO DETTO CHE POSSIAMO SVEGLIARLI!” gridò la zanzara. “Svegliarli?”



zang mung2“Gli umani dormono di notte ma di giorno fanno delle cose” spiegò Zang, “tipo andare a lavorare, fare la spesa, oppure a scuola....” “E a che serve?” domandò Mung, che gli umani non li aveva mai capiti. “Non lo so” ammise Zang. “Però so che per svegliarsi mettono la sveglia, e forse stamattina non l’hanno sentita.” “Cos’è la sveglia?” domandò il moscone. Zang sbuffò, ma dove viveva quello zotico? Poi spiegò: “La sveglia è una cosa che suona e tutti si svegliano.” “Ah, e perché non l’ammazzano?” “Non ammazzano cosa?” “La sveglia, a me se qualcosa mi svegliasse tutte le mattine…” “Non hai capito. Loro vogliono svegliarsi, però, allo stesso tempo non vogliono… oh è difficile da spiegare” si arrese la zanzara. “Come fai a sapere tutte queste cose?” domandò il moscone, ammirato. Zang si rizzò sulle zampe snelle e lisciò le ali sottili: “Le camere da letto degli umani sono le mie stanze preferite” disse. “Occhei, come li svegliamo?” domandò Mung. “Io mi occupo dei grandi, tu vai dai piccoli” decise la zanzara, “basta girargli un po’ intorno alle orecchie e vedrai come si svegliano.” “E dove sono le orecchie?” domandò Mung. “Ai lati della testa” soffiò la zanzara che cominciava a perdere la pazienza. “Ai lati?! “AI LATI DELLA TESTA!!!” gridò la zanzara. “Ho capito, ho capito, non è il caso di urlare…” Il moscone e la zanzara volarono rapidi nelle camere da letto. Zang cominciò a ronzare intorno alle orecchie di mamma e papà Tiglio. Senza pungere però, era una zanzara di parola. Mung si occupò dei bambini: volava sul naso di uno, passeggiava sulla bocca dell’altra, poi sul mento, le guance, la fronte...

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I Tiglio si svegliarono subito. Però non sembravano neanche un po’ contenti, anzi, li scacciavano a manate e a cuscinate. I due insetti volarono in alto, al sicuro. “Vai a fare un piacere a qualcuno...” costatò Zang amaramente. “Ingrati!” disse Mung. “Ma noi non ci arrendiamo così presto” disse la zanzara. “Neanche per sogno!” disse il moscone. Intanto mamma e papà Tiglio si erano alzati dal letto, avevano scambiato qualche grugnito, ciabattato in bagno e aperto qualche imposta per fare entrare l’aria fresca del mattino. Poi si erano ritrovati in cucina dove stavano preparando la colazione. Dopo un po’ li raggiunsero anche i figli. Era un sabato mattina e non avevano fretta, nessuno doveva andare a scuola o a lavorare. Se non fosse stato per quelle bestiacce avrebbero dormito ancora un po’; adesso però mangiavano tranquilli e chiacchieravano perché non vedevano più mosconi né zanzare nei dintorni Zang e Mung li studiavano. Fedeli al loro giuramento, rimuginavano su come rendersi utili. “Idea!” disse Mung. “Li aiuterò a pulire il tavolo dalle briciole!” Zang fece un sorrisetto: “Hai trovato la scusa per mangiare.” “Però non faccio neanche una cacchetta!” disse Mung, offeso. “E io che faccio?” domandò la zanzara. “Puoi... puoi succhiare il caffelatte dal tavolo!” disse Mung. Per la nausea a Zang gli si incurvò il pungiglione: “Che schifo il caffelatte! a me piace il sangue!” si lamentò. “Abbiamo giurato!” disse Mung con tono severo. “E va bene...” sbuffò la zanzara. “Speriamo solo che capiscano quello che vogliamo fare…” “Capiranno, vedrai. Andiamo” disse la zanzara. I due si lanciarono in picchiata… ma all’improvviso: SBOOONG!




zang mung4“Ahio che botta!” strillò Mung. “Cos’è successo?” “Non ho visto il lampadario” si lamentò il moscone, “la mia vista va sempre peggio.” Zang sospirò, dovevano sbrigarsi a farsi amici gli umani, prima che fosse troppo tardi. I due insetti planarono sul tavolo da pranzo. Il moscone si gettò ingordo sulle briciole di biscotto, brioche e fette biscottate; rotolò nei grumi appiccicosi della marmellata e del miele; girellò beato tra i granelli di zucchero, luccicanti come diamanti. Zang non era altrettanto allegra. Non le piaceva il caffelatte, non le piaceva il tè e tantomeno il succo d’arancia. Però si dava da fare, con il pungiglione succhiava qualsiasi liquido e miscuglio. Una promessa è una promessa, anche per le zanzare. Anche questa volta i Tiglio non apprezzarono. Mung evitò per un soffio un giornale arrotolato e Zang sfuggì per miracolo allo straccio da cucina. “È lì, è lì la mosca!” “È là, è là la zanzara!” gridavano i bambini. “Prendila, prendila!” “Ammazzala, ammazzala!” dicevano i grandi. Papà Tiglio spalancava gli sportelli degli armadietti della cucina, tirava fuori lattine, scatole, bottiglie e le lanciava per aria. “L’insetticida, dov’è l’insetticida!” gridava “È finito” disse la mamma. I bambini invece si stavano proprio divertendo: “Eccola lì!” “No, è là!” strillavano. “Luride bestiacce!” gridò il papà. “Ve la faccio vedere io!” Il moscone e la zanzara tornarono a nascondersi, sopra la credenza, in alto.

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A Zang per la rabbia tremava il pungiglione: “H...hai sentito cos’ha detto?” domandò a Mung. “Chi?” “Quell’umano, quello grosso, hai sentito cos’ha detto?” ripeté Zang. “Che cosa ha detto?” “Che siamo delle luride bestiacce!” disse Zang, con la voce che vibrava dalla collera. “Siamo delle…?” domandò Mung che, al solito, ci sentiva poco. “LURIDE BESTIACCE!” strillò Zang. Il moscone impallidì: la sua corazza da verde smeraldo diventò verde marcio. “Lu… lu… luride a noi? ma come si permette? io gli spacco...” Mung stava per alzarsi in volo, Zang lo fermò. “Aspetta, aspetta” disse. “Ricorda che abbiamo giurato.” “Ma quel cafone…” “Abbiamo giurato” ripeté la zanzara. Il moscone sbuffò: “Va bene, va bene... Hai ragione” disse. “Ma se si permette ancora, io...” Intanto i Tiglio, in pochi minuti, si erano lavati e vestiti. Uno dopo l’altro uscirono di casa. Papà Tiglio lanciò un’ultima occhiata al soggiorno vuoto, fece una risatina e chiuse la porta. I due insetti erano tristi, abbattuti e anche un po’ pallidi a dire il vero. Per tenere fede al giuramento Mung non aveva neanche fatto una cacchetta e Zang non aveva mangiato niente, se non qualche goccia di quello schifoso caffelatte. “Non capisco, non capisco perché...” ripeteva Mung. “Che cosa non capisci?” domandò la zanzara. “Perché non si accorgono che vogliamo aiutarli...” disse il moscone. “Io forse ho capito” disse Zang. “Che cosa hai capito?”

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“Non riusciamo a renderci utili” spiegò Zang, “perché siamo troppo piccoli!” Mung ridacchiò: “E allora? mica possiamo crescere!” “Non è vero” disse la zanzara “invece possiamo crescere moltissimo. Vieni.” E si alzò in volo. “Ehi dove vai... aspetta!” disse Mung e la seguì. I due insetti uscirono da un’imposta della finestra che i Tiglio avevano lasciato accostata.

La famiglia Tiglio rientrò in casa qualche ora dopo. Il papà aprì la porta. Sembrava tutto tranquillo. Entrò, spalancò le imposte e il sole di quel bel giorno di primavera invase il soggiorno. Papà Tiglio si guardò attorno. Spalancò gli occhi e pure la bocca, forse voleva gridare ma riuscì solo a sbraitare: “Accidenti...!” L’ingresso, il soggiorno, ma pure la cucina erano piene di mosche, mosconi, tafani, pappataci, zanzare e zanzaroni. Sul tappeto, sui divani, sui mobili, sulle mensole, sul televisore, sul lavello, il frigorifero e la credenza decine, centinaia, migliaia di insetti si a lzavano e posavano; saltellavano da un muro a un soffitto e zampettavano svelti. Zang e Mung avevano raccolto i loro amici, i loro parenti e anche solo i conoscenti. Avevano sparso la voce per le bettole più sudice e le pattumiere più impestate della città. Le mosche più fetenti e le zanzare più sanguinarie avevano detto sì. Avevano giurato: “Mai più guerre con gli esseri umani!” Anche loro volevano rendersi utili, cambiare vita e mettersi finalmente a riposo. Fare il moscone o la zanzara non è sempre divertente come si crede. E come si davano da fare: svolazzavano qua e là, a togliere la polvere da sopra i mobili, gli armadi, le cornici dei quadri; succhiavano le gocce di acqua saponata dalla vasca da bagno; con le loro alucce lucidavano i bicchieri sul lavello e facevano brillare l’argenteria. Ma quegli ignoranti dei Tiglio videro solo un esercito zampettante di schifose mosche e odiose zanzare. Invasori che pungevano, sporcavano e portavano malattie; un incubo formicolante. “Adesso li sistemo io” ringhiò papà Tiglio. Rovistò nelle buste della spesa e tirò fuori una bomboletta lucida. Sulla bomboletta, a caratteri rosso sangue, c’era scritto: KILLER FOG! Ammazza senza scampo zanzare moleste, mosche zozze e pappataci rapaci. Il papà tolse il tappo della bomboletta, come si toglie la sicura di una bomba a mano. La puntò in alto e sparò senza risparmio. La nuvola bianca dello spray inondò la stanza con un sibilo sinistro. I perfidi Tiglio uscirono in fretta, ad aspettare che il veleno facesse il suo schifoso lavoro. I poveri insetti erano così impegnati che se ne accorsero tardi, quando l’insetticida era una nebbiolina leggera, profumata e mortale. 

Fu una strage. Solo pochi insetti riuscirono a imbucare la fessura della finestra e mettersi in salvo in giardino. Anche Zang e Mung furono tra i fortunati ma dovettero sopportare la rabbia degli altri insetti. “Voi e le vostre idee pacifiste!” ringhiavano mosconi e zanzare. “Gli umani non cambieranno mai. Ci avete illusi!” “Ci avete cacciati in una trappola...” “Non fatevi più vedere!” gridavano. E giù insulti impronunciabili. Zang e Mung erano tristi, delusi, arrabbiati. Si rifugiarono all’ombra di un cespuglio e lì rimasero a pensare.

Quando arrivò la notte i due volarono fino al davanzale della finestra. In casa era tutto buio, la famiglia Tiglio era a letto; ormai non si sentiva neanche più il profumo traditore dell’insetticida. Zang e Mung sembravano diversi. Avevano negli occhi la luce della cattiveria, una fiamma che ci mette niente a diventare incendio. “Il giuramento è rotto” disse Mung. “Tra umani e insetti ci sarà sempre e solo guerra!” disse Zang. “Senza tregua!” “Senza quartiere!” “Senza prigionieri!” “Facciamola pagare a quegli assassini!” ruggirono come un solo insetto, ed entrarono in casa. A casa Tiglio fu una lunga notte di terrore. Mung si occupò della cucina. Mangiò e lordò tutto quello che trovava, riuscì anche a infilarsi della dispensa dove fece strage. E per fortuna dei Tiglio non riuscì a entrare nel frigorifero. Poi però restituì tutto, distribuendo le sue cacchette sui bicchieri, i vetri delle f inestre, i lampadari... A un vampiro come Zang spettavano le camere da letto dove, zanzaramente parlando, si fece onore. Punzecchiò con cura tutta la famiglia, più volte, senza distinguere le braccia dalle gambe dalle facce; senza badare se fossero grandi o bambini, maschi o femmine.

L’alba trovò i due vendicatori sdraiati sul tavolo della cucina. Erano tanto grossi e grassi, che le zampe non riuscivano a toccare il legno del tavolo. Avevano le facce rubizze e soddisfatte, pieni com’erano di sangue e di cibo. “Ehi Mung,” disse Zang, era così piena che faticava a parlare. “Come ti senti?”

“Benissimo, benissimo” sospirò il moscone. “Era da settimane che non mi abbuffavo così.” Erano tanto satolli che per decollare avrebbero avuto bisogno di una pista, come i jet. “Dobbiamo andarcene” disse Zang “tra un po’ si sveglieranno.” “Ancora un momento poi decolliamo” disse Mung. La digestione difficile gli faceva abbassare le palpebre dei suoi mille occhi. “Va bene, ancora un momento e ce ne andiamo” disse la zanzara. Zang e Mung invece si addormentarono. Per questo non videro papà Tiglio che si avvicinava al tavolo, in punta di piedi. Era pieno di punture sulle braccia, sul collo, in faccia. In mano aveva una ciabatta. Una ciabatta rigida, di finta pelle marrone, con suola di pezza impolverata. Un’arma primitiva ma micidiale, che negli anni ha seminato terrore e lutti tra i poveri insetti indifesi. Papà Tiglio li vide sul tavolo, alzò l’arma, prese la mira, e... PLAF! PLOF! “Luride schifose bestiacce!!!” gridò alle due macchie spiaccicate sul piano di legno. La signora Tiglio e i bambini, anche loro con la faccia e le braccia piene di bozzi e gli occhi gonfi di sonno, applaudirono alla mira del papà. La breve alleanza tra gli uomini e gli insetti finì quella mattina, nel sangue. Forse un giorno nasceranno altri insetti sognatori, come Zang e Mung. Forse un giorno umani e insetti cercheranno di comprendersi, di venire a patti. Intanto, in questo stesso momento, a pochi passi dalla finestra dei Tiglio, qualcosa di terribile si sta preparando. Tra i cespugli, nel cassonetto dell’immondizia, nel rigagnolo d’acqua, centinaia, m igliaia di insetti sono pronti a prendere il posto di Zang e

Mung. Milioni di mosche e zanzare si preparano a lordare e trafiggere i perfidi esseri umani, il nemico di sempre. La brezza del mattino porta il loro grido di guerra che gli umani, per loro fortuna, non riescono a sentire. È un nuovo giuramento, la promessa di infinite notti e giorni di terrore. “Zang, Mung, vi vendicheremo!” gridano.

Sono un viaggiatore...

 Testi e disegni di Salvo Crisà

Il viaggio, ha da sempre rappresentato nella letteratura, nel cinema, nella poesia, nella pittura, nella storia dei popoli, un momento romantico e sognante. Salvo Crisà, forse partendo dalle terre assolate della sua isola, la Sicilia, ci racconta un viaggio in un deserto futuristico e perduto, nel quale le speranze di sopravvivenza sembrano essere poche. Un deserto alla Mad Max e alla Ken Shiro, polveroso e sognatore allo stesso tempo.

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Piccioni

 Testi di Marco Cevoli e disegni di Lorenzo Minini

"Piccioni", la storia che potete leggere qui sotto, è il frutto di una collaborazione estemporanea fra Marco Cevoli, traduttore professionista, socio fondatore della società di consulenza linguistica italo-spagnola Qabiria e Lorenzo Minini, disegnatore, illustratore e pittore formatosi presso la Scuola del fumetto di Rubén Sosa a Brescia. Una storia breve, senza dialoghi, che esplora la labilità del limite esistente fra la consacrazione e il rifiuto sociale.
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Il vampiro

Testi e disegni di Massimo Caccia

La dissacrante ed ironica forza narrativa del segno di Massimo Caccia non si ferma neppure di fronte al terrore più nero dell'horror più scuro, al più terribile dei mostri, al più accuminato dei dentisti, al più feroce dei feroci: il vampiro!

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Hat

di Veronica Carratello

Una storia sintetica, di vita quotidiana, narrata con un segno poetico, leggero e naif. Veronica sa trovare nelle piccole cose che ci circondano la magia dei mondi più meravigliosi e dei sogni più grandi.

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Betoland

di Alberto Corradi

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L'orco

di Alberto Corradi

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Diavoli di ebrei

Testi e disegni di Gabriele Clima

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Lo starnuto

da "Morte di un impiegato" di A. Checov

Testi e disegni di Gabriele Clima

"Nessuno" scriveva M. Gorkij a proposito di Checov, "ha penetrato tanto intimamente e con altrettanta chiarezza il dramma delle inezia della vita quotidiana; nessuno è riuscito prima di lui a raffigurare, con arte così spietatamente sincera, il torbido e vergognoso quadro della vita piccolo-borghese."
 
Chissà poi perchè mi trovo a pensare a Checov mentre osservo nella penombra dello studio le tavole di Battaglia. A ben pensarci, però, una somiglianza c'è. Forse nella sintesi quasi spaventosa delle composizioni, nelle inquadrature estreme e sempre suggestive, in quei tagli che sezionano e scolpiscono il personaggio sulla pagina. Dev'essere così, perchè più osservo luci ed ombre di quella realtà, più Checov mi chiama con voce suadente.

E così vado in libreria e prendo il volume dei Racconti, e il primo che apro è Morte di un impiegato.

C'è in Checov, mi dico, una strana mistura; è ironico, assolutamente ironico, strappa il riso. Ma appena il riso si smorza, affiora una specie di vuoto, un sentimento malato e indefinibile, tanto più profondo in quanto non ti accorgi di entrarvi. E la prima cosa che mi viene in mente da disegnare è del nero. Non una silhouette o l'ombra di un uomo su un selciato, nero puro, una macchia sul foglio. Ma non è quello che voglio. Il nero più nero, penso, è ciò che avvolge il bianco, che penetra là dove il bianco perde la sua battaglia e lentamente e gradatamente si ritira. Ecco dove Checov mi appare in tutta la sua ineluttabilità, nell'incalzare, nel divenire concreto di una condizione imperante che è lo stato permanente dell'angoscia.

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La caccia

di Federico Bollo

Giovane autore, Federico Bollo già si evidenzia per la sua bravura con numerosi riconoscimenti avuti in concorsi ai quali ha partecipato: III° posto al concorso pittorico sull’ambiente della provincia di Vercelli (1994), Premio “Sanpaolo IMI” alla mostra nazionale di Santhià (1999), selezionato al settimo concorso internazionale di illustrazione in occasione di Torino Comics (2006), selezionato al concorso “le accademie per il Beato Angelico” (2007), ottavo classificato al concorso internazionale di illustrazione: “Buon Compleanno Andersen”. Ha realizzato illustrazioni per il giornale "La Sicilia" e per il calendario della società Tolkieniana. Ha esposto alla galleria “la Pigna” di Roma, alla galleria Wunderkammer di Torino, nell’accademia di Torino per il centenario della nascita di Mario Soldati.

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Riflessioni critiche

 Testi e disegni di Andrea Bersani

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L'uomo tutto d'un pezzo

Testi e disegni di Armin Barducci

Il primo incontro con i genitori della propria ragazza è sempre un momento tragico. Ma ci sono alcune occasioni in cui anche questo aggettivo può assumere atmosfere e connotati vagamente positivi... Armin, dal suo studio in quel di Bolzano, ci racconta questa vicenda con toni comici e grotteschi.

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Witch in love

di Giovanni Manzoni P. e Sonia Aloi

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Ulteriori approfondimenti:

 Scheda autore: Aloi Sonia

 

Vignette satiriche

 Testi e disegni di Stefano Baratti

Fresche e sferzanti vignette, regalateci dalla penna colorata e tagliente di Stefano Baratti. Una carrellata con occhio attento ed ironico, sui vizzi e le consuetudini incarnate della nostra moderna società dei consumi e dell'egoismo tranquillizzante.

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Il mestiere del giornalista

di Giuseppe Ardagna

Internet e le nuove tecnologie digitali hanno mutato profondamente il mondo che ci circonda. Forse fra tutte le professionalità il giornalismo è quella che più ha risentito di questo cambiamento. Ecco come lo racconta Giuseppe Ardagna.

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Ulteriori approfondimenti:

 Scheda autore:  Ardagna Giuseppe

 

Gaetano... eroe napoletano!

di Giuseppe Ardagna

Video mare ... quant'è bello! Sprizza tanto sentimento... e con Gaetano eroe napoletano c'è più gusto assai!

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Il copyright delle immagini è dei rispettivi autori o detenenti diritti.


Ulteriori approfondimenti:

 Scheda autore:  Ardagna Giuseppe

 

Gommo: Percloroetilene

di Alberto Lavoradori

Il sistema Egeos 510 è costituito da ventuno continenti separati da un oceano ad anello chiamato Griglia Blu. Nell’oceano i continenti distano tra loro in media un milione di miglia marine. Nel sistema Egeos 510 la Federazione Nautica Mercantile gestisce i collegamenti tra i conti-nenti in regime di monopolio assoluto.La Griglia Blu é disseminata d’aree inesplorate: le Downlands. Queste terre, considerate non sfruttabili dal punto di vista economico, sono ignorate dalla Federazione Nautica Mercantile.Gommo pilotava un Cargo (model-wal-nut). Prima di naufragare lavorava per la Federazione Nautica Mercantile, solcando le rotte tra i continenti G, H e I. Il suo Cargo è stato travolto e dis-trutto da una tempesta Random. Gommo vaga in una non precisata Downland, affiancato da Snail, l’estensione organica della sua tuta.

SLOP

di Alberto Lavoradori

Continuano le pillole di Acre ad opera del visionario Alberto Lavoradori. Il morbo sta dilagando... spandendosi come un cancro nel mondo marcio dominato da pressioni d'olio, d'odio e morte. Ma le macchine bio-mutanti stanno evolvendo e ormai si annidano in qualsiasi cespuglio... solco... anfratto... buco...

Tail

di Alberto Lavoradori

Shitland

di Alberto Lavoradori

Rimasto molto a livello d'idea, di bozza, forse concepito in un momento di crisi esistenziale, o se non altro di disgustato pessimismo, Shitland (letteralmente "la terra della merda" o "la landa merdosa") prevede un pianeta terra del lontano futuro dove l' uomo è così impegnato a consumare e produrre rifiuti (principalmente feci ed altre porcherie organiche) da essere semplicemente diventato parte del paesaggio, ormai anch'esso costituito, è chiaro, da rifiuti, residui ed escrementi. L' uomo come vittima del proprio orgasmo consumistico, o forse del proprio tocco da Re Mida Inverso (tutto ciò che tocca si trasforma in poltiglia, e ciò è terribilmente vero!), costretto a convivere, fino ad integrarsi fisiologicamente, col flusso di escrementi (più o meno simbolici) che continua a produrre.

Little Boy

di Marco Feo

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