Articoli

Benvenuti nella sezione Articoli  di Encicomix.

←  Scegli, nel menu a fianco, l'articolo che vuoi ricercare.
di seguito le ultime schede modificate

TIFERNO COMICS 2019

"Dino Battaglia - La perfezione del grigio tra sacro e profano"

Dino Battaglia: scrivono di lui

foto battaglia


DINO BATTAGLIA - TRA SACRO E PROFANO

Dino Battaglia era un genio. Era simpatico e dotato di una raffinata ironia. Era un pittore vero, che ha espresso il suo talento pittorico attraverso il fumetto.

Era colto e nello stesso tempo un acuto osservatore del suo tempo. Non parlava mai per frasi comuni, usava un linguaggio semplice e allo stesso tempo erudito. Insomma, conversare con lui era un vero piacere.

La prima volta che l’ho incontrato è stato nella sua casa a Milano, mi ha mandato Hugo Pratt, dicendomi “se vuoi ascoltare una vera opinione su di me, vai da un mio nemico”, e mi mandò da Dino Battaglia, il quale mi accolse con perplessità visto che lui e Hugo Pratt non si parlavano da qualche tempo.

Mi chiese: “Non è uno scherzo??”. Io ribadii che mi mandava proprio Pratt. “Si accomodi allora”, mi disse e lodò il talento artistico di Pratt mettendo in evidenza la sua forza pittorica e letteraria. In quella occasione gli dissi che per Hugo Pratt Dino Battaglia era il più grande disegnatore di indiani d’America che avesse mai visto nella sua vita.

Lo incontrai ancora più volte per realizzare la prima monografia uscita su di lui, che ho realizzato con Mauro Paganelli degli Editori del Grifo. Era un signore gentile, un padrone di casa accogliente, ed era un vero piacere conversare il pomeriggio, davanti ad una buona tazza di the, con lui e la moglie Laura, che era anche la sua colorista. Mi è capitato alcune volte di vederlo lavorare, di vedere come faceva i suoi celeberrimi chiaroscuri, con dei batuffoli di cotone, mentre la moglie gli leggeva i classici della letteratura. La casa di Dino Battaglia era di una eleganza sobria, ma ricordo le vetrine che custodivano tutti i soldatini che lui aveva creato.

Fu lui a farmi apprezzare i grandi scrittori di cui era un erudito cultore, come Carolus Cergoly, Robert Walser e Philip Roth.

Sono sempre rimasto colpito dal fatto che lui, che così straordinariamente aveva illustrato i racconti di Edgar Allan Poe e Maupassant, disegnasse con la stessa intensità e la stessa grazia le vite dei santi. Questo era il segno della sua grande sapienza; aveva capito che due punti letterariamente estremi potevano essere in realtà così vicini.

Per me Dino Battaglia è stato il Luchino Visconti del fumetto italiano, un artista unico e inarrivabile.

Non gli ho mai visto sbagliare un disegno, non l’ho mai visto fare compromessi con la serialità, il suo fumetto è arte allo stato puro, e in una storia dell’arte degna di questo nome le sue opere meriterebbero un capitolo di grande rilievo.

Dino Battaglia ha saputo raccontare la vita con la curiosità che aveva negli occhi e con i migliori sentimenti che guidano e orchestrano l’avventura umana.

Per tutto quello che ho scritto, ogni suo volume a fumetti per me è un capolavoro.

Vincenzo Mollica


 

Battaglia in formato kolossal a Città di Castello

Forse la storia del fumetto sta definitivamente restituendo a Dino Battaglia ciò di cui in vita fu un po’ avara con lui, ossia quell’apprezzamento che peraltro lui personalmente non cercò mai (troppo “superiore” a certi aspetti umani) ma che genericamente anche la critica gliene fu parsimoniosa. Lo ritenne troppo raffinato e quindi lo confinò nella turris eburnea di eccelso illustratore, ma non corrispondente appieno alla considerazione di fumettista. Ma forse, col tempo, la forza interna della sua arte ha avuto la meglio.

Le esposizioni delle sue opere hanno indotto, specie negli anni più recenti, a una sempre più accorta attenzione su di lui. E la mostra di questo 2019 a Città di Castello sarà forse in grado di costituire per lui un giro di boa definitivo. In effetti, un corpus di 400 opere ha la possibilità di evidenziare i dettagli di un percorso artistico in sistematica evoluzione, per lo meno non frequente: specie, come nel suo caso, nel puntare a una compiutezza artistica. Ciò è finalmente constatabile oggi, quando il fumetto ha finalmente acquisito quello status per cui esso è stato intuitivamente definito (già molti anni fa) Nona Arte. E come in tutte le arti, si possono ormai individuare nella sua storia la presenza di personalità originali, capaci di costituire sul piano visuale dei pilastri espressivi ai quali conferire l’attributo di classici.

Vale la pena di ricordare che uno dei più autorevoli intellettuali del Novecento, l’argentino Jorge Luis Borges, ha affermato che in letteratura “i classici sono opere che più generazioni tornano a frequentare con identico gusto per ragioni diverse”. Ebbene, anche i fumetti, pur esprimendosi tramite modalità differenti, “sono” letteratura. Ormai quasi nessuno dubita più della loro nobiltà letteraria (non si deve dimenticare, per esempio, quanto tenacemente si è battuto Hugo Pratt nei suoi ultimi anni di vita perché all’intero medium fumetto spettasse proprio il concetto di letteratura disegnata). Sicché il tempo evidenzia che, nell’ottica espressa da Borges, certe opere sono indubbiamente dei classici.

Sicuramente allora, vi rientrano le opere di Dino Battaglia. Per cui egli può essere ri-considerato alla luce di prospettive revisionistiche, per le quali magari a suo tempo egli era troppo border line per venire incluso: le sue sofisticate tecniche esecutive, per esempio, lo assimilavano troppo a illustratori dalla personalità originale; le sue strutture inconsuete nella successione delle vignette e nel conseguente montaggio della pagina erano magari troppo anticipatrici per il suo tempo; o certa sua lentezza narrativa, troppo compiaciuta nel privilegiare la parte grafica o l’esito visuale, poteva ai suoi tempi far sembrare i suoi fumetti troppo lenti e contemplativi per essere considerati tali a tutti gli effetti. Tutto ciò poteva alimentare la predetta impressione che lui fosse più un contemplativo illustratore che un compiuto fumettista. Ci voleva l’avvento del graphic novel per allargare – e di molto – la concezione del fumetto. Il graphic novel ne ha liberato le possibilità e sta dimostrando come Dino Battaglia, lungi dall’essere un illustratore, benché raffinato, avesse al contrario intuitivamente una concezione meno convenzionale del medium fumetto.

Di Battaglia si occupano oggi con cura filologica case editrici quali per esempio la Mosquito in Francia; e in Italia, dal recente 2016, la NPE ha intrapreso la faraonica realizzazione della sua opera omnia. Benché di nicchia, col loro apporto esse hanno acquisito autorevolezza, hanno quindi la forza culturale di continuare a mantenere alta l’attenzione su di lui e offrono di continuo l’opportunità di ri-studiarlo. Analoga occasione offre la mostra di Città di Castello, non solo con l’inconsueta estensione della sua durata (un mese e mezzo di apertura al pubblico, dal 14 settembre al 4 novembre 2019) ma specialmente con l’imponente quantità de materiali esposti: la più completa gamma di opere di Battaglia mai finora realizzata.

Sarebbe difficile apprezzare il senso dell’itinerario artistico percorso da Battaglia senza metterlo a confronto con i momenti nodali di una sua pur scheletrica biografia. Lo sguardo biografico è infatti in grado di farci rilevare come, nelle sue opere evoluto – lentamente ma sistematicamente – nella ricerca di quei risultati che gli interessavano e che, come constatiamo ancora oggi, costituiscono sul piano grafico, quello figurativo, quello raffinatamente espressivo, eccetera, dei punti d’arrivo inimitabili e di livello assoluto.

Sotto il segno del Leone, Battaglia nacque a Venezia il 1° agosto 1923 ed ebbe una vita artistica in certo senso segnata. Fin dal 1945 collaborò con quei geniacci denominati poi – a livello di culto – “il gruppo dell’Asso di Picche” (Hugo Pratt, Alberto Ongaro, Mario Faustinelli, Ivo Pavone), chiamato in seguito in Argentina, dove rinsanguò e vivificò il fumetto autoctono. Ma Battaglia preferì non andare con loro, rimase in Italia dove, specie negli anni Cinquanta, lavorò nell’équipe di Pecos Bill della Mondadori e disegnò per settimanali come Il Vittorioso o il Corriere dei Piccoli oltre che per le edizioni Bonelli.

Però, colto e raffinato segno di fuoco zodiacale, Battaglia sentì ben presto la necessità di sperimentare nel fumetto tecniche grafiche per allora inusitate che, dopo il 1965, con la nascita della critica fumettistica, egli concretizzò in un primo, precoce esempio della sua capacità di nobilitare il fumetto stesso: esordì con un sorprendente Moby Dick, uscito nel 1967 sulla rivista Sgt. Kirk. Un raffinato approccio letterario, poi via via approfondito, specie sulla rivista Linus, con trasposizioni da Poe o da Maupassant, da Lovecraft e da molti altri. Esemplare La nube purpurea, da M.P. Shiel, sostanziato da straordinarie immagini di una Venezia morbosamente in rovina.

In questa sua consapevole ansia di perfezione, nel 1971 Battaglia fu invitato anche a collaborare al Messaggero dei Ragazzi (e, chissà, per un occulto disegno del destino, consapevole che “le vie del signore sono infinite”, visti i successivi risultati). Qui il direttore padre Giovanni Colasanti, uomo di grande cultura e di notevole diplomazia, gli chiese di illustrare vite di santi, una tendenza che, dopo un San Giorgio, un San Cristoforo e un Sant’Antonio sfociò nel 1974 in un Fioretti si San Francesco a più puntate. Le quali furono raccolte poi in volume, che configura un autentico capolavoro: dove Battaglia flesse a risultati fumettistici suggestioni provenienti dal cinema di Liliana Cavani e Franco Zeffirelli da moduli della pittura italiana del Duecento, conseguendo esiti di raffinata eleganza.

Da parametri del genere, fra l’altro, si comprende anche come Battaglia sia stato – pur a livello inconsapevole, e come si è già accennato – un precursore degli attuali graphic novel. E comunque come fosse un autore singolare (insieme alla moglie Laura, sistematica collaboratrice ai testi e a volte anche ai colori), artisticamente inimitabile.

A proposito di singolarità, lo riguarda una faccenda dai curiosi risvolti esoterici. Lui così lucidamente laico eppure così intellettualmente colto da recepire ogni stimolo (tanto da coltivare una raffinata cultura anche sul piano religioso), fu poi in maniera apparentemente contraddittoria rispettoso dei santi e in particolare del sopra citato Frate Francesco. Il quale forse lo ricambiò dando avvio alla sua notorietà internazionale: nel 1975, l’anno della pubblicazione in volume di Frate Francesco e i suoi Fioretti, quando Battaglia fu premiato ad Angoulême come “Miglior disegnatore straniero”. Ebbene, fra il disegnatore e questo santo doveva esserci un cabalistico fil rouge, perché Battaglia si spense (prematuramente) a Milano nel 1983, precisamente il 4 ottobre: ossia il giorno in cui l’Italia celebra questo santo, così laicamente “umano”, come proprio patrono. Un emblematico “segno”?, una casuale bizzarria?, una coincidenza programmata dal destino? Libero chiunque di interpretarla come vuole, però è un dato di fatto.

Naturalmente, come ogni mostra che si rispetti, anche questa di Città di Castello è dotata del corrispondente Catalogo. Ma per un gigante come Dino Battaglia, ugualmente ragguardevole. E, visti gli interventi di vari autori che esaminano l’artista sotto differenti profili, esso merita di essere considerato una consistente Monografia; La perfezione del grigio tra sacro e profano. Fra la sua struttura e quella della mostra c’è una stretta corrispondenza contenutistica (v. il box qui a lato), per cui anche la Monografia può essere considerata lo studio a oggi più autorevole e consistente su Dino Battaglia, benché tanti aspetti della sua arte si prestino a ulteriori approfondimenti. Lo studio dei Maestri, si sa, non finisce mai...

Coi suoi ormai 17 anni di vita, la mostra Tiferno Comics di Città di Castello si è guadagnata una reputazione di tutto rispetto, grazie alla sontuosità delle sue esposizioni: da autori come Manara, Giardino, Cavazzano o Jacovitti; o personaggi quali Tex, Dylan Dog, Wheeling, Batman e altri. La personale del 2019, dedicata a Dino Battaglia, si articola in una mostra di 400 originali, parte dei quali mai finora esposti. Anche perché oltre alle ammirevoli tavole “partecipano” materiali insoliti: per esempio i soldatini, dei quali Battaglia, appassionatissimo, fabbricò a mano molti modellini di tutte le epoche, conservati in una bacheca, ricostruita uguale nella mostra tifernate; oppure anche schizzi preparatori, disegni alternativi e materiali del genere, capaci di evidenziare come egli preparava scrupolosamente il proprio lavoro.

Nel suo insieme, tutto ciò è capace di dare una sostanziosa idea panoramica della carriera e dell’evoluzione dell’artista veneziano (naturalizzato milanese). Anche perché la sede dell’esposizione, il Palazzo Vitelli, sede tradizionale della mostra, si presta, grazie ai suoi capaci saloni, a una serie di focalizzazioni monografiche dei momenti della carriera, o dei temi delle opere e corrispondenti stili, in maniera da costituire delle vere e proprie zone monografiche dedicate all’artista.

Data la sua singolarità, Battaglia non ha avuto allievi né emuli. Ma il disegnatore Corrado Roi lo ha scelto come maestro ideale. Collaboratore da decenni delle edizioni Bonelli e ben noto ai fan della casa editrice (dove a volte è definito “maestro delle ombre”), Roi ricorda fortemente certe caratteristiche dello stile di Battaglia. Tanto che a lui, in occasione di questa mostra, il curatore Piero Alligo ha affidato (con l’approvazione del figlio ed erede Giuseppe Battaglia) l’importante compito di portare a termine il terzo episodio della serie L’Ispettore Coke, rimasto incompiuto per la morte dell’artista. Una delle stanze di Palazzo Vitelli è dunque dedicata a queste tavole, insieme a quelle della miniserie UT, un altro lavoro disegnato e ideato da Roi (sceneggiato da Paola Barbato) e dedicato alla coinvolgente serie fantasy, per il filone denominato xenofiction.                                                          

Gianni Brunoro


 

Hellsing

 di Kōta Hirano

Hellsing è un manga scritto e disegnato da Kōta Hirano, che parla di vampiri nel senso tradizionale del termine, ovvero creature feroci ed immortali che si nutrono di sangue umano. Essi però vengono inseriti nella realtà odierna e globale, facendo dell’epidemia di vampirismo un contesto che scatena una guerra globale tra fazioni. Hellsing quindi parte dalle antiche tradizioni riguardanti la figura del vampiro, quali l’immortalità e la lotta tra il bene e il male, ma l’innovazione risiede nel personaggio principale, il vampiro Alucard, una creatura apparentemente onnisciente che tiene le redini dell’equilibrio della Terra, in grado perciò di sconvolgere la precaria situazione mondiale, dovuta alla convivenza tra umani e non-morti, da un momento all’altro. Nonostante il protagonista, visto il nome e la quantità di anni, sia un esplicito alter-ego di Dracula, Alucard lavora al servizio dell’umanità, combattendo assieme ad un’associazione dedicata ad eliminare i vampiri dalla faccia della Terra. Si tratta quindi di un vampiro saggio, in possesso della conoscenza della storia dei vampiri, che vede i suoi simili ridotti ad uno stato di inferiorità estrema, ridotti a zombi che hanno perso la capacità di utilizzare la razionalità. Orgoglioso e interessato a mantenere l’integrità e la superiorità della sua vera razza Alucard si impegna a distruggere tutti i vampiri ed i non-morti ridotti ad uno stadio primordiale e quindi non più degni di circolare sulla Terra, salvando invece i vivi che secondo il suo punto di vista hanno il diritto di vivere la propria esistenza, essendo ancora in possesso della speranza di agire nel modo corretto.

hellsing1

L’opera

La serie a fumetti viene realizzata da Kōta Hirano e pubblicata in dieci volumi che escono tra il 1998 e il 2008; attualmente è ancora in corso un prequel alla saga che fa luce su alcuni avvenimenti che nella trama principale non sono mai stati spiegati. Dato il successo riscosso dall’opera, nel 2001 viene rilasciata una prima versione animata di Hellsing, composta da tredici episodi e prodotta dallo studio Gonzo; successivamente un’altra versione animata viene rilasciata nel 2012 e questa volta gli OAV riscuotono un successo ancora maggiore data la fedeltà più rispettata nei confronti del fumetto. Quest’ultima versione è stata prodotta inizialmente da Satelight e Madhouse ed ultimata dagli studi di animazione Graphinica e Kelmadick. In Italia il fumetto è stato pubblicato inizialmente dalla Play Press e poi ristampato e concluso dalla J-Pop, in un’edizione più raffinata.

Hellsing è un fumetto la cui trama abbonda di elementi comuni al panorama dei vampiri, ma se letto in maniera più profonda si comprende che essi sono un pretesto che l’autore utilizza per criticare il fanatismo religioso. Le confessioni religiose vengono infatti descritte nel manga con un tagliente humor nero che le delinea come fanatiche organizzazioni segrete che agiscono con ancor maggiore crudeltà rispetto alle vere organizzazioni in quanto giustificate dal fatto che il loro operato proviene dalla volontà di Dio. Inoltre l’autore denota una notevole preparazione storica, soprattutto per quanto riguarda l’ideale che spinge i nazisti ad agire nella seconda metà della trama: Hitler in persona era infatti interessato all’occultismo e spese ingenti quantità di denaro per la ricerca di oggetti esoterici in grado di donare l’immortalità; si pensa che egli abbia avuto l’intenzione di creare in questo modo un popolo di uomini metaforicamente paragonabili ai vampiri, ovvero esseri che si nutrono della vitalità altrui per la propria vita eterna. Hellsing parte da queste basi storiche poco conosciute per ricreare il mito del vampiro, calandolo in un contesto reale, all’interno di un conflitto sociale, politico e religioso. Nel complesso il fumetto è rivolto ad un pubblico adulto sia a causa dei temi trattati, sia per l’elevata frequenza di scene macabre e splatter.

hellsing2

La trama

Nel terzo millennio dopo Cristo sulla Terra la notte è il regno incontrastato dei vampiri. Per combattere questa minaccia a Londra è stata creata da secoli una particolare organizzazione segreta che agisce per conto della regina dal nome “Hellsing”, derivazione del cognome della famiglia da cui è stato creato, la famiglia Hellsing per l’appunto. A guidare questa organizzazione c’è la fredda e severa lady Integra Farbruke Wingates Hellsing, unica discendente della famiglia originale che in tenera età perde il padre e si ritrova fin da bambina ad ereditarne il ruolo di guida. Nel momento della morte del padre Integra scappa dallo zio che è intenzionato ad ucciderla per appropriarsi dell’eredità del fratello e prendere in questo modo le redini dell’Hellsing, ma la bambina si rifugia nei sotterranei dell’abitazione, proprio dove si trova il “l’arma segreta” della famiglia, il vampiro Alucard. È un vampiro pluricentenario, reso schiavo dalla famiglia da più di un secolo di esperimenti effettuati su di lui, ovvero dal momento in cui viene sconfitto e catturato dal capostipite Abraham Van Helsing; da quel momento in avanti Alucard lavora al servizio dell’Hellsing uccidendo i non-morti da lui ritenuti esseri indegni paragonabili alla spazzatura. Come richiesto dal padre di Integra il vampiro ha anche il compito di proteggere la figlia e nel momento della minaccia da parte dello zio si risveglia uccidendo l’aggressore.

Al servizio dell’Hellsing non c’è soltanto Alucard, ma lavora anche il maggiordomo Walter C. Dollenaz, da anni fedelissimo maggiordomo della famiglia ed abilissimo killer, le cui uniche armi sono sottili e taglienti fili di nylon.

L’organizzazione londinese però non è l’unica al mondo che si dedica alla caccia ai vampiri, anche il Vaticano combatte i non morti e tale compito è riservato all’organizzazione denominata “Iscariota”, che equivale alla tredicesima divisione segreta della Chiesa Cattolica; i suoi metodi, a differenza di quanto l’ordine ecclesiastico a cui appartiene possa far supporre, sono poco ortodossi e oltre a ciò i suoi membri sono in perenne competizione con il nucleo britannico, al punto tale da entrare in conflitto armato. Gli esorcisti del Vaticano hanno sviluppato particolari tecnologie, come il chip chiamato “freak”, che conferiscono superpoteri quali l’autorigenerazione dei propri tessuti, permettendo così scontri ad armi pari con i non-morti e i vampiri più potenti.

I vampiri di questo periodo posseggono tutte le abilità dei vampiri tradizionali, con un’unica differenza: essi riescono a trasformare in vampiri tali e quali a se stessi le proprie vittime bevendone il sangue solamente se si tratta di persone ancora vergini, in caso contrario la vittima si trasforma in ghoul, un essere non-morto simile allo zombie e quindi privo di volontà e autocontrollo, che agisce sotto gli ordini del vampiro che lo ha generato. Il vampiro Alucard farà sempre molta attenzione a non generare ulteriori ghoul, che sono proprio la maggior parte degli obiettivi a cui l’Hellsing da la caccia. Anch’egli però da vita ad una nuova vampira, Seras Victoria, un’agente di polizia addetta all’investigazione di un caso di omicidi dietro al quale però si celano atti di vampirismo. Nel momento della lotta contro il vampiro padre, Seras viene catturata ed usata come scudo umano dal responsabile degli omicidi, ma Alucard non si trattiene dallo spararle al petto per colpire il vampiro dietro di lei al cuore con uno dei suoi proiettili d’argento. La giovane poliziotta è in punto di morte, ma viene salvata proprio dal morso di Alucard che la trasforma in vampiro dotandola contemporaneamente di nuovi poteri sovrumani e facendo di lei una sua nuova e potente alleata.

Durante uno scontro armato tra lady Integra ed Enrico Maxwell, leader dell’Iscariota, si scopre che tutti i vampiri contro cui combatte l’Hellsing sono in realtà creature artificiali creati dalla Millennium, un’organizzazione nazista che opera in segreto in Brasile fin dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Essa è guidata dal Maggiore, un ex soldato tedesco reclutato da Hitler stesso con l’ordine di indagare sui non-morti per creare un esercito di vampiri in grado di vendicare la sconfitta del Terzo Reich dichiarando guerra all’Inghilterra. Il piano, già messo in atto nel 1944 era però stato ostacolato dall’invio in campo di battaglia di Alucard; ora però il Maggiore ha a disposizione il Letzte Battalion, che significa “l’Ultimo Battaglione”, un esercito di mille soldati SS veterani vampir, ognuno dei quali vale quanto cento uomini. A guerra dichiarata la divisione Iscariota coglie l’occasione per schierarsi dalla parte tedesca ed indire in questo modo una crociata contro i protestanti inglesi, incrementando ancora di più il massacro già in atto.

hellsing3

I personaggi

I personaggi del fumetto sono tutti caratterizzati in modo specifico in modo tale da fare di ognuno di essi una figura carismatica e viva, subito riconoscibile all’interno della trama; per ciascuno di essi le parti determinanti del carattere vengono enfatizzate in maniera molto evidente, in particolar modo nelle reazioni alle varie situazioni che si ritrovano ad affrontare.

Alucard

Il personaggio di Alucard è il misterioso vampiro di 567 anni protagonista della storia, il cui passato rimane per tempo avvolto nel mistero; è ispirato al Dracula originale tratto dal romanzo di Stoker ma, nonostante la trama non lo riveli mai esplicitamente, sia il nome, che equivale all'anagramma di “Dracula”, che i cenni che svela della sua storia fanno presupporre che Alucard e Dracula siano proprio lo stesso personaggio. La verità viene svelata all’interno del tredicesimo episodio, quando un lampo di luce illumina il suo volto svelandone l’incredibile somiglianza con il conte Vlad Țepeș. Alucard svela a questo punto la sua vera identità , ovvero quella di essere il vero Dracula e spiega di come, dopo essere stato catturato dal dottor Abraham Van Helsing sia stato rinchiuso nei sotterranei della sua dimora e sottoposto a svariati esperimenti che lo hanno reso un vampiro ancora più potente e resistente rispetto a prima. Egli infatti è considerato un vampiro di “categoria A” ovvero di elevata potenza, ed è dotato di svariati poteri contenuti in sigilli che sia lui che lady Integra possono attivare; tra questi ci sono la rigenerazione delle parti del corpo, la telepatia, il teletrasporto, l’illusione e la metamorfosi, con la quale si trasforma in un cane con più arti ed occhi.

Alucard stringe con l’Hellsing un patto di sangue impegnandosi in questo modo a proteggere l’unica erede della famiglia, lady Integra. Nonostante sia un vampiro potentissimo è assoggettato al volere della sua padrona umana, e con lei mantiene perennemente un rapporto di rispetto e cieca obbedienza. Questa sottomissione all’umanità deriva dalla sua sconfitta avvenuta nel 1890, come scritto nel romanzo, avvenuta a causa dell’azione di quattro uomini: questo evento lo ha sottoposto ad un vincolo inscindibile con l’umanità, mantenendolo per sempre legato al volere dell’uomo; di conseguenza tutti i suoi poteri di vampiro agiscono sempre e comunque sotto il volere di Integra. In alcune occasioni Alucard afferma che il diritto di uccidere i mostri appartiene solamente agli esseri umani e quindi, secondo la sua interpretazione, ogni mostro ucciso dal suo intervento è in realtà stato causato dall’uomo che ha guidato il suo potere di vampiro con la volontà. A volte si dimostra invidioso della fragilità umana e della loro possibilità di invecchiare e morire, cose che a lui in quanto vampiro immortale, sono precluse.

Alucard ha lunghi capelli neri, una dentatura bianchissima e porta sempre un soprabito ed un cappello rossi. Le sue armi predilette sono due grandi pistole, che utilizza rispettivamente nella prima e nella seconda parte della serie: la prima è una pistola Hellsing Arms 454 Casull Auto Joshua che spara proiettili incamiciati (full metal jacket) fusi dall’argento della croce di Lanchester e su di essa appare l’iscrizione Hellsing Arms 454 Casull Auto; la seconda arma è invece una Hellsing Arms 454 Casull Auto Jackall sempre con proiettili incamiciati, ma questa volta in mercurio benedetto. L’iscrizione questa volta recita Jesus Christ is in Heaven Now (“Gesù Cristo è ora in paradiso”).

hellsing4

Organizzazione Hellsing:

Integra Farbruke Wingates Hellsing

Unica discendente della famiglia Hellsing, eredita il titolo di capo dell’organizzazione già da bambina, a causa della morte prematura del padre, ucciso per mano dello zio. E’ una donna tenace e determinata ed il suo carattere freddo non lascia trapelare alcun sentimento; ha un portamento mascolino e fiero, caratteristica accentuata dal suo vizio di fumare il sigaro e non permette a nessuno di piegarla al suo volere tant’è che affronta ogni situazione con una freddezza che la privano di qualsiasi punto debole. L’unico essere temuto da Integra è Alucard, ma questi rimane costantemente sotto il suo rispetto e servizio oltre che impegnato a proteggerla ad ogni costo.

Walter Cumm Dollenaz

E’ da moltissimi anni il maggiordomo di casa Hellsing e si cura di lady Integra e dell’amministrazione dell’organizzazione. E’ lui che aiuta la novella vampira Seras Victoria ad ambientarsi e a spiegarle come dovrà comportarsi all’interno dell’Hellsing, occupandosi anche di preparare le armi per l’associazione e per Alucard. Il suo soprannome di battaglia è “Shinigami Walter”, che significa “Walter il Dio della Morte”; infatti il maggiordomo, nonostante l’età, è un abilissimo killer, quasi invincibile pur essendo umano ed utilizza fili di nylon con i quali distrugge ed uccide qualsiasi cosa. Alla fine della serie verrà morso e reso vampiro da un componente della Millennium e sarà l’avversario più temibile che Alucard e Integra dovranno affrontare.

Seras Victoria

Ex agente della polizia incaricata di indagare in un luogo del delitto alquanto sospetto, viene vampirizzata da Alucard per avere salva la vita. Viene inizialmente seguita dal vampiro, che le insegna come utilizzare i suoi nuovi poteri e poi reclutata dall’Hellsing come nuova combattente. E’ una ragazza giovane e simpatica, e come vampira è dotata di un’incredibile forza e di una vista molto acuta, che la rendono un’abile tiratrice. Victoria è però ancora legata alla natura umana e ciò la rende parecchio disorientata all’interno del nuovo mondo in cui è stata improvvisamente introdotta: si rifiuta ad esempio di bere sangue umano, ma ciò le impedisce di amplificare i suoi poteri, lasciandola assoggettata alle classiche debolezze dei vampiri. Victoria usa un Halconnen, cannone potentissimo da sfondamento, che successivamente sostituirà con la versione a canna doppia, l’Halconnen Vladimir.

hellsing6

Divisione XIII Iscariota:

Enrico Maxwell

È il sovrintendente della divisione che prende ordini direttamente dal Papa. Egli dimostra una gran senso della supremazia esercitando la sua autorità nei confronti dei suoi sottoposti, ma quando si ritrova a diretto confronto con le forze opposte, come Alucard, cede molto facilmente. E’ in conflitto con Integra in quanto capo della divisione opposta, l’Hellsing, e la loro ostilità li conduce ad avere scontri armati.

Padre Alexand Andersen

E’ il combattente più abile tra le fila degli Iscariota e di conseguenza principale avversario di Alucard, con il quale instaura sempre scontri all’ultimo sangue. E’ un sacerdote all’apparenza calmo, ma che in realtà viene mosso dall’ossessione per lo sterminio dei vampiri e dei non-morti da parte del Vaticano, scontrandosi così con i protestanti inglesi e con l’Hellsing. Come arma Andersen si serve della Bibbia, con la quale crea delle barriere che annullano il potere dei vampiri, e di armi bianche benedette con acqua santa. Si difende inoltre con particolari strumenti tecnologici che gli permettono di rimarginare le ferite, potenziandosi quindi quasi allo stesso livello dei vampiri.

Millennium:

Il Maggiore

E’ l’uomo che vuole riconquistare il potere che aveva il mano il Fascismo prima della Seconda Guerra Mondiale, per ottenere quindi la supremazia della razza ariana sulla Terra. Egli sa di agire in nome Hitler e si serve delle conoscenze del suo scienziato per utilizzare dei microchip che riescono a trasformare gli esseri umani in vampiri immortali e comporre così il suo esercito invincibile. E’ di nazionalità tedesca e il suo fanatismo e la determinazione che impiega per far sì che il suo piano funzioni denotano una mente perversa e folle.

hellsing5

Cenni biografici e stile dell’autore

Kōta Hirano è un autore manga giapponese, nato nel 1973. Inizia la sua carriera da fumettista disegnando fumetti hentai1, con i quali inizia ad acquisire notorietà sul mercato, ma il vero successo lo ottiene dopo la pubblicazione di Hellsing.

La documentazione storica che l’autore utilizza è composta da fonti molto dettagliate: oltre alla trama, che si lega ad organi realmente esistenti, quali il Vaticano e pensieri religiosi come il Cattolicesimo e il Protestantesimo, la storia riporta alla luce anche l’originale ideale nazista, proponendo un possibile ritorno dell’assolutismo basato sulla supremazia della razza ariana. Oltre alle fonti storiche, Hirano utilizza anche fonti iconiche, quali l’abbigliamento e l’equipaggiamento dei soldati tedeschi utilizzato durante la Seconda Guerra Mondiale, che risultano perfettamente riprodotte. La forza armata tedesca del manga è la Waffen SS, divisione realmente esistita durante il periodo nazista, che conta soldati scelti sia per la preparazione fisica che per la nazionalità, i quali sono preparati in modo tale da essere soldati combattivi, efficienti e guidati da una forte motivazione ideologica.

I disegni di Hirano sono molto curati e il dettaglio della tavola è molto minuzioso; le anatomie dei corpi sono inizialmente un po’ sproporzionate, con connotati del volto esagerati e arti troppo lunghi per essere realistici, ma nel complesso uno stile di questo tipo rappresenta bene il contesto grottesco di cui fa parte la storia. Con il procedere dei volumi l’autore migliora la sua tecnica e le anatomie si perfezionano, risultando molto più realistiche e volumetriche, pur mantenendo alcune pose volutamente contorte ed inquadrature azzardate che confondono l’occhio del lettore, ma contemporaneamente impressionano per l’impatto visivo. In particolare i combattimenti sono molto dinamici e le inquadrature fatte in modo tale da “spettacolarizzare” la scena; le espressioni dei personaggi sono altresì molto intense e drammatiche, grazie anche all’incisiva caratterizzazione psicologica fatta per ognuno di essi. Gli scenari in cui si dipana la storia sono ricchissimi di dettagli, quindi di ispirazione gotica e barocca, stili che incrementano il tono dark della storia.

Pur essendo un manga di genere dark-horror, le tavole non contengono quantità ingenti di nero, ma lo spazio dato al bianco occupa la maggior parte della tavola; in questo modo ogni dettaglio, come le pieghe dei vestiti, le scanalature delle armi da fuoco e i fregi sugli edifici, rimangono ben visibili e contemplabili. Tuttavia si nota un tratto di china molto dinamico, modulato da linee che sono molto sottili per i dettagli interni a linee invece spesse e nere per il contorno esterno delle figure.

kota hirano

Articolo di Beatrice Ramella

Il copyright delle immagini è dei rispettivi autori o detenenti diritti.


Note:

1Tipologia di manga di genere pornografico.


 

Ulteriori approfondimenti:

 Scheda autore: Hirano Kota