Articoli

Benvenuti nella sezione Articoli  di Encicomix.

←  Scegli, nel menu a fianco, l'articolo che vuoi ricercare.
di seguito le ultime schede modificate

Il codice Caravaggio

Martin Mystère n. 291 « Il codice Caravaggio »

Giugno 2007

Soggetto di Fabrizio Ottone, sceneggiatura di Alfredo Castelli

Disegni di Daniele Caluri

Buona idea di Fabrizio Ottone e ottima sceneggiatura del maestro Alfredo Castelli che ci dimostra, ancora una volta, la sua grande abilità nello scrivere le storie del suo personaggio, giocando con la struttura e gli stilemi che la serialità gli impone. In quest’avventura il BVZM (per chi ancora non lo sapesse è l’acronimo che indica amabilmente il protagonista della serie, il Buon Vecchio Zio Martin) dovrà confrontarsi con la storia travagliata ed avventurosa di uno dei più grandi pittori della Storia dell’Arte italiana: Michelangelo Merisi in arte Caravaggio, soprannominato così per i suoi natali nella cittadina lombarda, in provincia di Bergamo. Ma già sul nome iniziano i dubbi rispetto alla vita di questo artista. Come ricorda puntualmente in appendice dell’albo l’ideatore del personaggio nonché curatore della testata, Alfredo Castelli, la recente scoperta di un documento nell’Archivio Storico Diocesano di Milano, rimetterebbe in gioco il luogo della nascita del pittore. Nella pagina relativa all’anno 1571 dell’archivio parrocchiale della basilica di Santo Stefano Maggiore è scritto: “Adi 30 fu bat(ezzato) Michelangelo f(ilio) de D(omino) Fermo Merixio ed D(omina) Lutia de Oratoribus. Compare Francesco Sessa”.[1] Questo documento svelerebbe che, rispetto a quanto si pensava fino ad ora, Michelangelo Merisi nacque a Milano il 29 settembre 1571  da Fermo Merisi e Lucia Aratori, entrambi nativi nella piccola cittadina di Caravaggio, dove i due si erano conosciuti e quindi sposati. Il piccolo Michelangelo venne battezzato il giorno successivo.

martin mystere291001

Copertina di Martin Mystère n. 291 "Il codice Caravaggio", giugno/luglio 2007, disegno di copertina di Giancarlo Alessandrini, copyright Sergio Bonelli editore 2007.

Un altro enigma è relativo al possibile utilizzo del pittore di origine lombarda della così detta “camera Oscura” (o “camera Ottica”), un congegno ottico che gli avrebbe permesso di dipingere riportando l’immagine dei suoi modelli sulla tela grazie all’uso di specchi [2]. E’ questo un meccanismo già studiato da Leonardo e più tardi, nel ‘seicento (come alcuni studiosi suppongono), forse anche dal pittore olandese Jan Vermeer. Queste teorie non sono però accertate da documenti sicuri. La camera Ottica verrà invece utilizzata nel ‘settecento da Canaletto e dagli artisti del Vedutismo veneto, precedendo la tecnica che sta alla base della fotografia, la cui invenzione avverrà all’inizio dell’ottocento.

A parte questi due misteri, Caravaggio ha sicuramente una vita avventurosa: il 28 maggio 1606 uccide Ranuccio Tomassoni per un litigio dovuto ad una scommessa. A causa di questo delitto l’artista viene condannato a morte. Fugge per scampare alla pena capitale attraverso varie regioni d’Italia fino ad arrivare sull’isola di Malta, accolto dai cavalieri dell’ordine di Malta, grazie all’intercessione del suo protettore il cardinale Francesco Maria Del Monte (diplomatico presso la Santa Sede, e protettore oltre che di Caravaggio anche di un altro importantissimo personaggio storico: Galileo Galilei). Alcune teorie vogliono che Caravaggio sarà infine scacciato anche dai cavalieri di Malta, dopo averlo definito “Membro fetido e putrido”. La vita di Caravaggio terminerà sulle spiagge di Porto Ercole il 18 luglio 1610 a causa di una attacco di febre malarica. Una vita tormentata e rischiosa ma non proprio misteriosa, almeno non quanto necessario per costruirci sopra una storia di Martin Mystère. Lo dice lo stesso detective dell’impossibile a pagina 17 del volume, quando il produttore televisivo Aaron, amico di Martin, cerca di convincerlo a girare una puntata dei suoi documentari dedicandola al pittore barocco. Castelli in questa pagina strizza l’occhio al suo lettore, rispetto alla finzione storico-fantastica che è necessaria per tessere l’episodio della serie.

martin mystere291002

Tavola di Martin Mystère n. 291 "Il codice Caravaggio", giugno/luglio 2007, disegni di Daniele Caluri, copyright Sergio Bonelli editore 2007.

Mystère si trova in Italia per girare uno degli episodi della sua fortunata serie televisiva, dedicato all’isola di Pianosa, dove la storia è ambientata. L’isola è stata sede di un carcere dal 1858 al 1998, questo ha permesso di preservarne la fauna e la flora originarie, ed oggi è protetta in quanto parco naturale (Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano). E’consentita la visita dell’isola ad un numero di visitatori limitato, partendo con il traghetto da Piobino o dall’isola dell’Elba. Tra le particolarità che si trovano sull’isola, uno scoglio su cui vi è graffita una Croce patente, ovvero una croce con le braccia che si allargano all’estremità, tipico stemma dell’ordine dei Templari. E quale migliore spunto per dar fuoco alle polveri della fantasia? Vi è poi un complesso sistema di catacombe romane che risale al IV secolo probabilmente costruite da cristiani provenienti da Roma. Il perché di questa migrazione è oscura agli studiosi, visto che in questo periodo i cristiani non sono più perseguitati dopo l’editto di Costantino del 313 d.C. Ecco la seconda ispirazione misteriosa. A questo punto però come unire il tutto con Caravaggio? Inizia qui la costruzione di fantasia che vede il noto pittore trasformarsi addirittura in un agente speciale della santa sede in missione per scoprire un antico codice di Leonardo, custodito da Alof De Wignacourt, il gran maestro dei cavalieri, a cui Caravaggio verrà affidato il compito di fargli un ritratto (che oggi è custodito al museo del Louvre di Parigi). Il codice nasconde un segreto ancora più importante che ovviamente non vi sveliamo qui per non rovinarvi il gusto della lettura.

martin mystere291003

Tavola di Martin Mystère n. 291 "Il codice Caravaggio", giugno/luglio 2007, disegni di Daniele Caluri, copyright Sergio Bonelli editore 2007.

In sintesi un ottimo racconto, inserito nella tipica serie mysteriana, che sa cogliere spunti storici o artistici per raccontarli sapendo naturalmente che è la ricostruzione storica si ferma la dove inizia il gusto per l’avventura e il mistero! La storia si conclude infine con una nota poetica che rende omaggio e giustizia alla vita certo non facile e felice di questo grande artista che ha saputo donare con la sua arte il senso per lo stupore e la meraviglia tipici del suo tempo. Nonostante la concretezza, il dolore, la ruvidità e il realismo che traspaiono dalle sue tele, e che sembrerebbero spostare il suo stile dagli orpelli di artisti a lui contemporanei come Bernini o Cortona, Caravaggio è nello stesso tempo teatrale, mette in scena le sue rappresentazioni per stupirci, schiodarci dalla tranquillità quotidiana, emozionarci! Ed in questo è assolutamente barocco.

martin mystere291005

martin mystere291004

[1]Cfr. Sole24ore, inserto della domenica, 25 febbraio 2007.

[2] L'ipotesi che Caravaggio utilizzasse qualche tipo di congegno ottico per dipingere parte dei suoi quadri è dovuto a Roberta Lapucci, docente all' Università di Firenze e specialista di restauro, che nel 1994 pubblicò un articolo intitolato "Caravaggio e i quadretti nello specchio ritratti" a cui fecero seguito"Caravaggio e i fenomeni ottici" e "Caravaggio e l'ottica", pubblicato a Firenze nel 2005.

Il copyright delle immagini è Sergio Bonelli editore 2007


Ulteriori approfondimenti:

martin mystere291001

Martin Mystère

articolo di Marco Feo


Galleria immagini

Magritte

Questa non è una biografia

Testi di Vincent Zabus, disegni di Thomas Campi

Coconino Press / Fandango

Un giorno qualsiasi, un comunissimo signore di nome Charles Singulliers, mentre passeggia visitando un mercatino dell'usato, cede alla stravagante tentazione di comperare una bombetta. Solitamente imperturbabile, serio, monotono il signor Singulliers si stupì molto di aver fatto quell'insolito acquisto, e ancor di più si stupì nel provare piacere ad indossarlo! Una bombetta, proprio lui! Non l'avesse mai fatto! Tutte le tranquille e monotone sicurezze della sua vita quotidiana sarebbero state da quel momento ribaltate. Si perchè quella bombetta era appartenuta a René Magritte, il celebre artista surrealista.

magritte1

Il signor Charles Singulliers scoprì molto presto di non poter togliere il cappello, per quanto assurdo era proprio così, (esattamente come nel film di Luis Bunuel "L'angelo sterminatore" dove i personaggi non riescono più a trovare la forza ed il coraggio di uscire di casa). Il nostro involontario protagonista potrà levarsi il cappello solo e soltanto quando avrà risolto la sua missione: scoprire un fantomatico segreto! Fantomatico! Mai aggettivo poteva essere più azzeccato visto che è proprio Fantomas (il celebre personaggio ideato nel 1911 dai francesi Marcel Allain e Pierre Souvestre, protagonista di mille avventure fra romanzi, sceneggiati televisivi, film e fumetti, e particolarmente amato da Magritte) ad assegnargli la bizzarra missione. Disperato, il povero Charles incomincia a ripercorrere i luoghi dove ha vissuto e operato Magritte, accompagnato da una bella fanciulla che assomiglia alla modella e moglie del pittore surrealista: Georgette. Questo percorso disperato diventerà sempre più angoscioso ed assurdo, divenendo metafora della ricerca artistica di Magritte e della sua arte, attraverso il ribaltamento della logica comune, in un continuo alternarsi di colpi di scena e sorprese nate dall'incontro delle creature o delle situazioni generate da Magritte nelle sue tele.

magritte2

L'autore della sceneggiatura, Vincent Zabus, cerca un filo conduttore che permetta, attraverso il linguaggio del fumetto, di descrivere l'idea del Surrealismo. Paradossalmente quest'operazione all'interno dell'inverosimile, dello spiazzamento tipico dell'operazione surrealista, riesce invece a dare un senso a ciò che non ce l'ha (senza voler citare Vasco Rossi), trova un filo conduttore che riesce a legare insieme le varie opere di Magritte per tracciare il percorso della sua ricerca artistica. In quest'operazione di strutturazione e decostruzione, il linguaggio stesso del fumetto viene smontato e sfruttato per rendere al meglio l'effetto del racconto.

magritte3

"L'opera di Magritte è figurativa, ma nello stesso tempo un continuo attentato alla rappresentazione. Dipingere la realtà equivale a pensarla attraverso l'immagine, un tradimento fecondo! La via vera è sempre un altrove che non esiste. La pittura non agisce come specchio passivo della realtà ma la trasforma. Non si fuma con una pipa dipinta!"

Ma se la rappresentazione figurativa è errata, quanto di più errato può esserci nel fumetto che per tradizione utilizza proprio un disegno e un linguaggio realistico per raccontare una storia? Ecco allora i giochi linguistici che spuntano fra le vignette, metà - racconto e presa in giro, esattamente come nelle opere surrealiste. Ad esempio a pagina venticinque, quando un piccolo uomo su di un trenino elettrico compare di fronte al signor Charles Singulliers e gli parla. I suoi balloons sono in proporzione con la sua statura, ovvero troppo piccoli, e quindi non riusciamo a leggere cosa vi sia scritto. Charles Singulliers dice: "E' scritto troppo piccolo... non sento". Esattamente come Magritte l'autore gioca sull'ambiguità fra la realtà rappresentata, quella percepita (non sento), e quella del racconto. Ma in un fumetto si può tutto, in maniera più facile che con gli effetti speciali cinematografici, in una solo vignetta il personaggio diventa della stessa statura del protagonista, in maniera irruenta con una vera e propria locomotiva sbuffante vapore nel suo appartamento. In un fumetto si possono attraversare porte e spazi infiniti, si può venir uccisi per resuscitare poche pagine dopo, si può usare il colore in forma narrativa ed espressiva e non necessariamente in maniera realistica e fotografica. In un fumetto si puo' rompere la consueta gabbia d'impaginazione, percorre percorsi di lettura arditi ed inpensati fino alla pagina prima.
La vita di Magritte non era certo quella di un artista di bohe'mien, piuttosto quella di un tranquillo piccolo borghese. Nonostante questo la sua arte era radicalmente rivoluzionaria.


magritte4

Da giovane Magritte è un cane sciolto che gioca a fare il dandy ironico, un anarchico rivoluzionario. Ma poi arriva il successo economico ed artistico. Iolas, il mercante d'arte, lo fa conoscere negli stati uniti, espone al MoMa e al Guggenheim. Inizia così la terza parte del libro: una sorta di processo all'atteggiamento apparentemente superficiale e distaccato del pittore maturo, che continua a dipingere quadri molto simili fra loro, sfruttando il suo successo internazionale ma finendo così per tradire le sue iniziali idee rivoluzionarie, il cuore del Surrealismo (o almeno questa è la tesi dell'accusa nel surreale processo contro Magritte! In realtà più ci addentriamo alla conoscenza del pittore, più lo troviamo complesso. D'altro canto pensevate forse che sarebbe stato facile capire ed analizzare Magritte? Forse grazie alla psicologia? Magari per dare una spiegazione ai visi coperti che spesso il pittore ritraeva nelle sue tele? Una chiave di lettura, o piuttosto una via di fuga da una vita troppo monotona e quotidiana i due autori del fumetto la propongono nelle ultime pagine del libro. Una risposta di amore e liberta'. E come profeticamente avverte un personaggio all'interno di una delle ultime tavole: "Stia attento... in fondo alla pagina! Nell'ultima vignetta. ..".

Si ultima vignetta, perchè di questo si tratta di uno splendido libro dipinto ad acquerello che cerca una risposta all'Arte di Magritte, e lo fa con il fumetto!

magritte5

magritte6

Titolo originale: Magritte. Ceci n’est pas une biographie Copyright © ÉDITIONS DU LOMBARD (DARGAUD-LOMBARD S.A.) 2016, by Zabus, Campi www.lelombard.com All rights reserved
© per l’edizione italiana Coconino Press – Fandango 2017 Tutti i diritti riservati


Ulteriori approfondimenti:

 Scheda autore: Zabus

Scheda autore: Campi Thomas


Galleria immagini