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di seguito le ultime schede modificate

Martin Mystère - Le nuove avventure a colori

New York rosso sangue

Seconda serie – numero 3 di 7

Testi: i Mysteriani (Andrea Artusi, Diego Cajelli, Giovanni Gualdoni, Ivo Lombardo, Enrico Lotti, Andrea Voglino).

Disegni: Giulio Giordano e Salvatore Cuffaro

Colori: Daniele Rudoni e Alessandro Musumeci

 

Nel terzo numero della seconda mini-serie a colori di Martin Mystère viene rivisitato uno dei celebri episodi con cui la serie regolare aveva preso il via nel lontano 1982 e conquistato il suo pubblico di lettori, e più precisamente l'albo “Un vampiro a New York” (tredicesimo numero della serie, uscito in edicola il 1 maggio 1983; l'avventura si concludeva nel numero successivo intitolato “La maledizione”). La nuova pubblicazione viene ora ribattezzata “New York rosso sangue".

Nella precedente versione, pescando creativamente nel mare magnum che riguarda succhiatori di sangue e non morti, Alfredo Castelli (attraverso la voce del suo più celebre personaggio) dava una spiegazione del vampirismo collegandolo ad una particolare malattia: la rabbia. Questo morbo è causato da un virus che produce un'infiammazione del cervello, portando al decesso. Questa infezione si può manifestare negli esseri umani e in altri animali a sangue caldo. I sintomi della rabbia sono: febbre, prurito nella zona di contagio, movimenti violenti, emozioni incontrollate, paura dell'acqua, incapacità di muovere parti del corpo, confusione e perdita di coscienza (segni che, in effetti, ricordano quelli descritti dalle più fantasiose tradizioni vampiriche). Purtroppo una volta che i sintomi del contagio compaiono è difficile guarire. Il periodo di incubazione può variare da meno di una settimana a più di un anno ed è collegato alla distanza che il virus deve percorrere per raggiungere il sistema nervoso centrale attraverso i nervi periferici. L'agente eziologico della rabbia sono alcuni virus del genere Lyssavirus, tra cui il virus della rabbia e il virus denominato Lyssavirus del pipistrello australiano (altro elemento che permette di raccordare a questa malattia la figura leggendaria del vampiro). Solitamente si trasmette venendo in contatto con la saliva o il sangue di un animale contagiato, ad esempio per un morso o un graffio. I cani sono gli animali in cui la rabbia è più diffusa ma ogni anno nel mondo questa malattia provoca decine di migliaia di morti. Può essere controllata grazie a programmi di vaccinazione1.

La prima avventura veniva narrata, grazie ai bellissimi disegni di Franco Bignotti, attraverso i consueti due albi da 96 pagine l'uno, dando la possibilità allo sceneggiatore di approfondire le cause per le quali un vampiro potesse diventare tale e, soprattutto, come riuscisse a cavarsela per secoli, nonostante i continui omicidi commessi, senza venir fermato dalla giustizia umana. Nonostante il particolare morbo che spinge il vampiro a nutrirsi di sangue umano per soddisfare la sua fame atavica, il signore della notte sfrutta la propria immortalità per arricchirsi, muoversi con opportune cautele per nascondere la sua vera identità, ma condannandosi inevitabilmente ad una terribile e lunghissima solitudine.

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Nel nuovo volume il tema viene ripreso aggiornandolo, secondo gli intenti della collana a colori, con un linguaggio ed ambientazioni più moderne. Ad esempio il vampiro gioca in borsa semplicemente utilizzando un normalissimo computer portatile nel suo lussuoso appartamento, senza dover frequentare uffici e colleghi di lavoro. Deve solo stare attento alle avvenenti vicine di casa che tentano di fare amicizia (con la classica ed esplicita scusa del latte che è finito) accendendo in lui istinti che non sono quelli che loro si attendono. Kaplan, questo il nome che il vampiro utilizza New York, per non compromettere la sua copertura, attacca le sue vittime per calmare la sua sete irrefrenabile, ma poi le uccide con uno stiletto di frassino piantato nel cuore, affinché non si trasformino anche loro in orribili mostri, diffondendo il terribile morbo che a quel punto diventerebbe difficile da nascondere.

Il vero nome del vampiro mysteriano è Herman Strauss (lo stesso della precedente versione fumettistica), nato a Vienna nel 1841 e contagiato da un Vrklak in Bosnia-Erzegovina durante la guerra contro i turchi. La parte che racconta il passato del vampiro è drasticamente tagliata. Forse in redazione si pensa che i riferimenti storici siano considerati “noiosi” dal pubblico più giovanile o più smaliziato a cui sembra volersi rivolgere la nuova serie. Noi crediamo esattamente l'opposto, e cioè che non vi sia un nuovo pubblico (visti in generale i dati di vendita del fumetto e l'andamento del mercato in edicola) ma piuttosto solo ed esclusivamente il vecchio lettore, quello del classico Martin Mystère, che segue le sue avventure anche in questa nuova veste grafica. Chi compra le “Nuove nuove avventure a colori” è sempre lo stesso lettore che ama e segue il personaggio castelliano dalla sua nascita o almeno da diversi anni. Un appassionato che trova interesse, pur nella fantasiosità della ricostruzione avventurosa, proprio in quei rimandi e in quelle rielaborazioni di fatti storici, leggende e fascinazioni archeologiche. Questa è la nostra opinione ma naturalmente ci auguriamo che sia sbagliata, se questo permettesse davvero di agguantare un nuovo target di lettori.

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La scena in cui il nostro vampiro viene contagiato è drasticamente ridotta ad una pagina e ricorda moltissimo il libro di Mike Mignola dedicato a Lord Baltimore2. Anche il finale è annacquato: il terribile serial killer fugge da New York portandosi dietro, sul tetto del furgone Martin Mystere (basta questo a rendere un fumetto più dinamico e d'azione? Andatevi a rileggere lo spettacolare inseguimento sul tetto del treno nello speciale numero 23 di Martin Mystère e ne riparliamo: una sequenza fumettistica che è un vero capolavoro, ricca di pathos e citazioni cinematografiche) e si ferma nei pressi di un'antica magione diroccata, che ricorda la classica casa degli orrori delle pellicole di serie B, ma senza darne una motivazione narrativa o inserirla nel contesto della storia. Il modo in cui si chiude la vicenda e viene eliminato il sanguinoso assassino è quanto di più banale e sbrigativo si sia mai visto sulle pagine del detective dell'impossibile.

Ci paiono invece interessanti alcuni sforzi compiuti dagli sceneggiatori per rinfrescare il personaggio, elementi collocati soprattutto all'inizio dell'avventura, quando il ritmo del racconto è ancora rilassato e correttamente cadenzato. Sono proprio i dialoghi quelli che, secondo le dichiarazioni rispetto agli intenti editoriali della serie, dovevano essere tagliati per rendere meno “verboso” il personaggio, che ci paiono invece più riusciti. Ad esempio le critiche di Diana rispetto all'apparente indifferenza di Martin di fronte alla serie di crimini che stanno colpendo la Grande Mela: il nostro eroe si prende in giro definendosi “detective dell'impassibile”. Alcune pagine dopo, sempre Diana attacca ironicamente l'eterno fidanzato riconoscendo in alcune sue affermazioni una sorta di ravvedimento: “da quando ti conosco, questa frase è la cosa più simile a - mi sbagliavo - che ti abbia mai sentito dire”. Ancora qualche pagina e ci ritroviamo nell'ufficio dell'ispettore di polizia Travis che chiede al nostro eroe di non divulgare nulla rispetto alle indagini in corso ed in particolare rispetto all'ipotesi che l'assassino possa essere un vampiro: i media ne andrebbero a nozze, pubblicando in prima pagina titoli a caratteri cubitali come: “Un vampiro New York” (viene citato in questo modo il titolo originale della pubblicazione del 1983).

Intrigante anche l'inserimento nella storia della multinazionale farmaceutica Bloodtech che sembra aver trovato il modo per sintetizzare sangue umano. Il sangue artificiale una volta iniettato nel corpo di un uomo, si moltiplica clonando le sue cellule e salvando il malato. La procedura suggerisce inevitabilmente al lettore del fumetto che questo nuovo siero altro non sia che il morbo del vampirismo (peccato che la tematica viene lasciata fra le righe e non vi sia spazio per approfondirla). In realtà la scoperta di produrre del sangue sintetico sarebbe un'invenzione che cambierebbe le sorti della medicina e della salute mondiale, visto il bisogno sempre più impellente di donatori che abbiamo nella nostra società, che diventa drammatico soprattutto nei paesi sottosviluppati, una piaga peggiore di ciò che potrebbe accadere se esistesse davvero il vampirismo.

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Un'altra caduta di stile nella narrazione, di poca importanza, ma che non può passare inosservata in una recensione, la troviamo quando Martin Mystère avvicina un ricercatore medico della Bloodtech che è stato appena licenziato proprio a causa delle voci trapelate nei giorni precedenti sulla particolare ricerca che la multinazionale sta portando avanti, elemento che potrebbe essere collegato con la serie di efferati delitti. Il nostro eroe accompagna lo scienziato in un pub per fargli delle domande su quanto sta accadendo e gli offre parecchi bicchieri di birra, sperando di farsi raccontare qualche interessante indizio per le sue indagini e capire in questo modo se vi siano dei collegamenti tra la Bloodtech e gli omicidi che imperversano nella grande metropoli. Il ricercatore si reca al bar indossando il camice da laboratorio (sicuramente gli sceneggiatori glielo hanno fatto lasciare, dando indicazione al disegnatore, per rendere il personaggio riconoscibile), ma quale lavoratore se ne andrebbe ad un pub indossando il camice che solitamente lascia in ufficio? Nella vicenda è evidente che i due hanno raggiunto il bar in auto e che non si tratta del circolo ricreativo dell'azienda o di un locale situato a due passi. Inoltre il ricercatore ha con sé il badge personale che permetterà al nostro eroe di introdursi nella ditta notte tempo. Anche in questo caso è poco credibile che è una multinazionale che nasconde segreti molto pericolosi, attenta a difendere i documenti delle sue ricerche, non pensi immediatamente a disattivare il permesso di entrata delle persone che ha reputato pericolose, tanto da allontanarle in tutta fretta. Il ricercatore ha salvato il suo lavoro nell'hard disk del computer, non collegato alla rete aziendale proprio per cautelarne la riservatezza. Anche questa parte del soggetto risulta uno stratagemma abbastanza ridicolo, visto che comunque ci dovrebbe essere un disco di backup e che i sistemi di sicurezza delle reti ormai sono ben protetti.

Insomma queste riduzioni delle avventure di Martin Mystère sintetizzati in appena 66 pagine, rispetto alle quasi 200 degli episodi originali, proprio non ci convincono, nonostante i bei colori di Daniele Rudoni e Alessandro Musumeci che rinfrescando l'aspetto grafico della serie. Non è certo togliendo qualche ruga al personaggio, aggiungendo qualche scena d'azione, a scapito di un solido contesto narrativo che renda la storia più verosimile ed affascinante, che si potranno migliorare le sorti di una testata che probabilmente incomincia ad avere troppi scricchiolii. Il cambiamento del formato, la riduzione delle pagine e l'aumento del prezzo di copertina (già tentato anche su altre pubblicazioni) non possono che evidenziare il tentativo operato dalla casa editrice di ridurre i costi di produzione per raggiungere più facilmente il punto di pareggio. Operazione più che lecita visti i tempi che corrono, riuscita per i volumi da libreria ma che non sembra funzionare sugli albetti da edicola.

Articolo di Elena Porro

 Note:

1Il tema viene affrontato anche nella pellicola “Quarantena”, film horror del 2008 diretto da John Erick Dowdle, remake statunitense della pellicola spagnola del 2007. Con: Jennifer Carpenter (Angela), Johnathon Schaech (Fletcher), Steve Harris (Scott Percival).

2Christopher Golden e Mike Mignola, "Baltimore - Il tenace soldatino di stagno e il vampiro" (Baltimore, or, The Steadfast Tin Soldier and the Vampire), illustrazioni di Mike Mignola, traduzione di Stefano Di Martino, Piccola biblioteca Oscar Mondadori, Mondadori, 2009.

3Il tesoro di Loch Ness”, testi di Alfredo Castelli, disegni di Giancarlo Alessandrini, 1 luglio 1985, Sergio Bonelli editore.

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Il copyright delle immagini è Sergio Bonelli editore 2019


Ulteriori approfondimenti:

Scheda personaggio: Martin Mystère

 

Il codice Caravaggio

Martin Mystère n. 291 « Il codice Caravaggio »

Giugno 2007

Soggetto di Fabrizio Ottone, sceneggiatura di Alfredo Castelli

Disegni di Daniele Caluri

Buona idea di Fabrizio Ottone e ottima sceneggiatura del maestro Alfredo Castelli che ci dimostra, ancora una volta, la sua grande abilità nello scrivere le storie del suo personaggio, giocando con la struttura e gli stilemi che la serialità gli impone. In quest’avventura il BVZM (per chi ancora non lo sapesse è l’acronimo che indica amabilmente il protagonista della serie, il Buon Vecchio Zio Martin) dovrà confrontarsi con la storia travagliata ed avventurosa di uno dei più grandi pittori della Storia dell’Arte italiana: Michelangelo Merisi in arte Caravaggio, soprannominato così per i suoi natali nella cittadina lombarda, in provincia di Bergamo. Ma già sul nome iniziano i dubbi rispetto alla vita di questo artista. Come ricorda puntualmente in appendice dell’albo l’ideatore del personaggio nonché curatore della testata, Alfredo Castelli, la recente scoperta di un documento nell’Archivio Storico Diocesano di Milano, rimetterebbe in gioco il luogo della nascita del pittore. Nella pagina relativa all’anno 1571 dell’archivio parrocchiale della basilica di Santo Stefano Maggiore è scritto: “Adi 30 fu bat(ezzato) Michelangelo f(ilio) de D(omino) Fermo Merixio ed D(omina) Lutia de Oratoribus. Compare Francesco Sessa”.[1] Questo documento svelerebbe che, rispetto a quanto si pensava fino ad ora, Michelangelo Merisi nacque a Milano il 29 settembre 1571  da Fermo Merisi e Lucia Aratori, entrambi nativi nella piccola cittadina di Caravaggio, dove i due si erano conosciuti e quindi sposati. Il piccolo Michelangelo venne battezzato il giorno successivo.

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Copertina di Martin Mystère n. 291 "Il codice Caravaggio", giugno/luglio 2007, disegno di copertina di Giancarlo Alessandrini, copyright Sergio Bonelli editore 2007.

Un altro enigma è relativo al possibile utilizzo del pittore di origine lombarda della così detta “camera Oscura” (o “camera Ottica”), un congegno ottico che gli avrebbe permesso di dipingere riportando l’immagine dei suoi modelli sulla tela grazie all’uso di specchi [2]. E’ questo un meccanismo già studiato da Leonardo e più tardi, nel ‘seicento (come alcuni studiosi suppongono), forse anche dal pittore olandese Jan Vermeer. Queste teorie non sono però accertate da documenti sicuri. La camera Ottica verrà invece utilizzata nel ‘settecento da Canaletto e dagli artisti del Vedutismo veneto, precedendo la tecnica che sta alla base della fotografia, la cui invenzione avverrà all’inizio dell’ottocento.

A parte questi due misteri, Caravaggio ha sicuramente una vita avventurosa: il 28 maggio 1606 uccide Ranuccio Tomassoni per un litigio dovuto ad una scommessa. A causa di questo delitto l’artista viene condannato a morte. Fugge per scampare alla pena capitale attraverso varie regioni d’Italia fino ad arrivare sull’isola di Malta, accolto dai cavalieri dell’ordine di Malta, grazie all’intercessione del suo protettore il cardinale Francesco Maria Del Monte (diplomatico presso la Santa Sede, e protettore oltre che di Caravaggio anche di un altro importantissimo personaggio storico: Galileo Galilei). Alcune teorie vogliono che Caravaggio sarà infine scacciato anche dai cavalieri di Malta, dopo averlo definito “Membro fetido e putrido”. La vita di Caravaggio terminerà sulle spiagge di Porto Ercole il 18 luglio 1610 a causa di una attacco di febre malarica. Una vita tormentata e rischiosa ma non proprio misteriosa, almeno non quanto necessario per costruirci sopra una storia di Martin Mystère. Lo dice lo stesso detective dell’impossibile a pagina 17 del volume, quando il produttore televisivo Aaron, amico di Martin, cerca di convincerlo a girare una puntata dei suoi documentari dedicandola al pittore barocco. Castelli in questa pagina strizza l’occhio al suo lettore, rispetto alla finzione storico-fantastica che è necessaria per tessere l’episodio della serie.

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Tavola di Martin Mystère n. 291 "Il codice Caravaggio", giugno/luglio 2007, disegni di Daniele Caluri, copyright Sergio Bonelli editore 2007.

Mystère si trova in Italia per girare uno degli episodi della sua fortunata serie televisiva, dedicato all’isola di Pianosa, dove la storia è ambientata. L’isola è stata sede di un carcere dal 1858 al 1998, questo ha permesso di preservarne la fauna e la flora originarie, ed oggi è protetta in quanto parco naturale (Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano). E’consentita la visita dell’isola ad un numero di visitatori limitato, partendo con il traghetto da Piobino o dall’isola dell’Elba. Tra le particolarità che si trovano sull’isola, uno scoglio su cui vi è graffita una Croce patente, ovvero una croce con le braccia che si allargano all’estremità, tipico stemma dell’ordine dei Templari. E quale migliore spunto per dar fuoco alle polveri della fantasia? Vi è poi un complesso sistema di catacombe romane che risale al IV secolo probabilmente costruite da cristiani provenienti da Roma. Il perché di questa migrazione è oscura agli studiosi, visto che in questo periodo i cristiani non sono più perseguitati dopo l’editto di Costantino del 313 d.C. Ecco la seconda ispirazione misteriosa. A questo punto però come unire il tutto con Caravaggio? Inizia qui la costruzione di fantasia che vede il noto pittore trasformarsi addirittura in un agente speciale della santa sede in missione per scoprire un antico codice di Leonardo, custodito da Alof De Wignacourt, il gran maestro dei cavalieri, a cui Caravaggio verrà affidato il compito di fargli un ritratto (che oggi è custodito al museo del Louvre di Parigi). Il codice nasconde un segreto ancora più importante che ovviamente non vi sveliamo qui per non rovinarvi il gusto della lettura.

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Tavola di Martin Mystère n. 291 "Il codice Caravaggio", giugno/luglio 2007, disegni di Daniele Caluri, copyright Sergio Bonelli editore 2007.

In sintesi un ottimo racconto, inserito nella tipica serie mysteriana, che sa cogliere spunti storici o artistici per raccontarli sapendo naturalmente che è la ricostruzione storica si ferma la dove inizia il gusto per l’avventura e il mistero! La storia si conclude infine con una nota poetica che rende omaggio e giustizia alla vita certo non facile e felice di questo grande artista che ha saputo donare con la sua arte il senso per lo stupore e la meraviglia tipici del suo tempo. Nonostante la concretezza, il dolore, la ruvidità e il realismo che traspaiono dalle sue tele, e che sembrerebbero spostare il suo stile dagli orpelli di artisti a lui contemporanei come Bernini o Cortona, Caravaggio è nello stesso tempo teatrale, mette in scena le sue rappresentazioni per stupirci, schiodarci dalla tranquillità quotidiana, emozionarci! Ed in questo è assolutamente barocco.

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[1]Cfr. Sole24ore, inserto della domenica, 25 febbraio 2007.

[2] L'ipotesi che Caravaggio utilizzasse qualche tipo di congegno ottico per dipingere parte dei suoi quadri è dovuto a Roberta Lapucci, docente all' Università di Firenze e specialista di restauro, che nel 1994 pubblicò un articolo intitolato "Caravaggio e i quadretti nello specchio ritratti" a cui fecero seguito"Caravaggio e i fenomeni ottici" e "Caravaggio e l'ottica", pubblicato a Firenze nel 2005.

Il copyright delle immagini è Sergio Bonelli editore 2007


Ulteriori approfondimenti:

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Martin Mystère

articolo di Marco Feo

 

 

 


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