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L'epopea di Popeye

Di seguito una breve sintesi delle storie pubblicata nella collana Popeye, uscita in edicola in allegato alla Gazzetta dello sport.

Volume 1 – “Braccio di Ferro nella Valle nera”

Titolo originale: “Popeye in Black Valley”

Strisce quotidiane dal 5 novembre 1934 al 12 gennaio 1935

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Il primo episodio pubblicato è la storia “Braccio di Ferro nella Valle nera” (1934), epico racconto dalle atmosfere western che vede il nostro eroe impegnato nello sventare un diabolico piano ordito per rubare l’oro di una miniera. Per sconfiggere i suoi avversari Popeye utilizzerà i più incredibili stratagemmi, finendo addirittura per travestirsi da donna. Quello del travestimento è uno stratagemma ricorrente nelle gag del cinema muto degli anni venti (gli stessi in cui Segar disegna le sue prime strisce) e servono per creare una serie di buffissime gag e contrattempi narrativi di grande impatto umoristico. La storia finisce, ovviamente senza volervi rovinare la bellezza della lettura, a pugni e sganassoni! Bellissima ad esempio la sequenza di pagina 21 in cui un minatore, credendo l’avversario (Braccio di Ferro) morto e stecchito, cerca di seppellirlo. Braccio di Ferro però continua ad alzarsi per non rimanere sepolto. La gag nasce proprio dalla lettura in sequenza delle vignette ed è giocata dalla contrapposizione spaziale vuoto-pieno dello spazio rappresentato. Analogo stratagemma viene utilizzato da Buster Keaton in moltissime delle sue pellicole, ad esempio in “Coops” (1992).

Prima di ora la storia era stata pubblicata in Italia nel 1986 dalla casa editrice Comic Art nell’albo n. 160 della collana “New Comic Now” riservata ad un circuito amatoriale, stampata in poche ed ora rarissime copie. Verrà in seguito ripubblicata nel maggio 1995 nel settimo volume del mensile “Braccio di Ferro. Le storie originali di Elzie Crisler Segar”, sempre grazie alle edizioni della Comic Art. Infine la ritroviamo nel n. 45 della collana “I classici del Fumetto” di Repubblica (del 26 dicembre 2003).

Volume 2 – “Braccio di ferro e la sorella della Strega di Mare”

Titolo originale: “The Sea Hag’s Sister”

Strisce quotidiane dal 14 gennaio 1935 al 20 aprile 1935

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Il secondo episodio intitolato “Braccio di ferro e la sorella della Strega di Mare” vede il gruppo di amici alla ricerca della leggendaria fonte della giovinezza, ma per trovarla dovranno affrontare la perfida Strega del mare e la sua altrettanto terribile sorella, oltre al gigantesco orco Toro dalla forza e dall’aspetto inquietanti. Il gigante, dotato di una forza brutale che lo rende terrificante agli occhi degli uomini, finirà invece per rivelarsi un animo buono, forse tonto ed impacciato rispetto alle consuetudini umane, ma in fin dei conti una brava persona. Così diventerà parte stabile del Thimble Theatre di Segar.

Pugni, panini, scrocconi e guai

In coda agli albi vengono proposte le tavole domenicali dal 1° gennaio 1933 al 16 aprile 1933. Corrispondono al terzo anno di vita di Braccio di Ferro e saranno sicuramente di grande interesse per gli appassionati dato che sono strisce del tutto inedite in Italia e recuperate negli Stati Uniti grazie al lavoro della casa editrice Fantagraphics. Per quanto riguarda Braccio di Ferro le storie proposte dal K.F.S. sui giornali feriali sono differenti da quelle presenti nelle tavole a colori dei supplementi domenicali (Sunday pages). Il marinaio con la pipa in bocca appare nelle strisce settimanali il 17 gennaio 1929, mentre in quelle domenicali solo il 2 marzo 1930.

In queste pagine inizialmente a farla da padrone è la figura di Poldo Sbaffini, ritratto in maniera magistrale da Segar che sa rendere il famelico divoratore di panini un vero cataclisma della natura. Dall’aspetto innocuo e dall’animo apparentemente calmo ed imperturbabile, Poldo riesce sempre a scroccare un panino, o qualche altra ghiotta pietanza, alle spalle dell’amico Braccio di Ferro e dell’oste Bettolacci. L’autore, attraverso tavole assolutamente esilaranti, gioca con l’astuzia meschina ed imprevedibile del terribile scroccone, dipingendone un carattere da prima simpatico, poi trasformandolo in un assoluto antipatico ed infine in un incallito ed estenuante testardo. Ciò che più colpisce, nonostante l’età di queste strisce, è la loro disarmante e fortissima carica ironica, magistralmente dipinta da Segar attraverso dialoghi serrati, un montaggio che sa cogliere appieno tutti i segreti del linguaggio fumettistico ed un segno sintetico ma fortemente espressivo.

Volume 3 – “L’arca di Braccio di Ferro”

Titolo originale: “Popeye’s Ark” – (parte 1)

Strisce quotidiane dal 22 aprile 1935 al 24 luglio 1935

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Braccio di Ferro decide di costruire una nave, grande come la leggendaria e biblica arca di Noè. Con questo mezzo vuole fondare una nuova comunità, una nuova nazione su un’isola deserta. Per realizzare il suo sogno chiede un finanziamento al signor Gino Miso, il quale, prima di cacciare il denaro, pone tre richieste imprescindibili: lui stesso deve far parte della spedizione; nella nuova nazione non ci saranno ne tasse ne donne. Nonostante le rimostranze iniziali, il nostro amico marinaio alla fine è costretto ad accettare le condizioni imposte da Gino Miso. Con l’aiuto del possente Toro e di un medico, seleziona i volontari che vorranno partire per il viaggio. Dovrà però lasciare a casa la fidanzata Olivia, l’amico Poldo e l’investigatore Castor Oyl. Poldo decide allora di costruire a sua volta un’arca alternativa a quella di Braccio di Ferro e di partire anche lui, insieme al gruppo dei rifiutati, alla ricerca di una nuova nazione. L’imbarcazione di Poldo però, a parte un’abbondante scorta di hamburger in scatola e una mucca per il latte fresco, si rivela un relitto che cola a picco alla prima avvisaglia di tempesta. Il gruppo di naufraghi finisce su un’isola deserta di cui Olivia diventerà regina, nominando quella terra con il suo stesso nome, ovvero: Olivia. Poco dopo anche Braccio di ferro sbarcherà sull’isola contendendosi il predominio di quei terreni inesplorati. Alla fine il marinaio dovrà cedere all’evidenza: Poldo e Olivia sono sbarcati per primi. A lui toccherà impossessarsi di un’ isola che dista poche centinaia di metri. Questa è in sintesi la vicenda, la struttura su cui si sviluppa il racconto, ma sono in realtà i continui imprevisti a rendere accattivante e divertente la lettura. Trovate e battute che Segar costruisce giorno per giorno, senza mai perdere il filo narrativo e la continuità della vicenda. Infatti ancora oggi, dopo tanti anni, la storia è godibilissima (merito di questi preziosi volumi) e si lascia leggere senza che ci si accorga della scansione per tavole con cui era stata originariamente pensata.

Volume 4 – “Regina Olivia”

Titolo originale: “Popeye’s Ark” – (parte 2)

Strisce quotidiane dal 25 luglio 1935 al 19 ottobre 1935

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Il lungo racconto iniziato nel precedente fascicolo, continua in questo numero 4 che raccoglie le strisce quotidiane dal 25 luglio 1935 al 19 ottobre 1935. Braccio di Ferro si auto-proclama imperatore del suo nuovo regno, ma presto nascono i primi malumori fra i sudditi. La mancanza di donne viene infatti vissuta come una richiesta assurda ed ingiusta e la popolazione manifesta contro il governatore. Il novello sovrano non sa come risolvere la situazione perché Gino Miso, sovvenzionatore della spedizione e del regno, continua ad intestardirsi nell’escludere rappresentanti del sesso femminile. Braccio di Ferro è veramente scoraggiato, da un lato ha bisogno dell’appoggio di Gino Miso, ma nello stesso tempo è profondamente d’accordo con le richieste del suo popolo. Da questa situazione Segar innesca una serie di gag esilaranti, che divengono in ogni puntata sempre più surreali, quanto divertenti, fino al tentativo di provare a sostituire le femmine del genere umano con alcune sirene. Nello stesso tempo la regina Olivia, poco distante dall’isola dell’ex-eterno fidanzato, non ha sudditi e cerca di riallacciare rapporti con Popeye o di convertire almeno qualcuno dei suoi cittadini per farlo migrare verso i lidi della sua isola.

Volume 5 – “L’isola del bottino”

Titolo originale: “Plunder Island”

Tavole domenicali dal 3 dicembre 1933 all’8 luglio 1934

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La saga di Spinaciuga, il regno di Braccio di Ferro, si interrompe momentaneamente su questo quinto volume per dare spazio ad un’altra storia parallela che Segar aveva incominciato a pubblicare sulle pagine domenicali a colori nel ’33. A nostro parere è una delle avventure migliori del primo Braccio di Ferro. Segar riesce a miscelare con grande maestria momenti di vera tensione e suspense, scendendo nelle più tetre atmosfere dell’horror lovecraftiano, per poi innalzare l’atmosfera del racconto a momenti di altissima allegria. Si tratta della storia più lunga fra quelle mai pubblicate sulle tavole domenicali e non è mai stata editata integralmente in Italia (unica eccezione una sua parziale apparizione sulle pagine del mensile Il Mago Humor, per la precisione sul numero 6 del marzo 1977). La storia si apre con l’arrivo di un vecchio amico di Braccio di Ferro, il marinaio Granchio Bill. Inizialmente i due truci naviganti si prendono a botte per poi terminare la scazzottata con una decisa stretta di mano, una sonora risata e il grido: “Fratello del vecchio lupo di mare, ti saluto!”. Poldo e Olivia che, spaventati, avevano già chiamato la polizia, rimangono stupiti per lo strano modo in cui i due vecchi amici si sono salutati (come non pensare ai “simpatici saluti” che Zagor e Rochas si scambiano quando si ritrovano dopo tanti mesi in occasione dei raduni dei trappers? Nolitta, alias Sergio Bonelli, ha sempre dichiarato di ispirarsi ai grandi classici del fumetto per scrivere le storie dei suoi fumetti). Granchio Bill invita il compagno di mare a partire per una nuova avventura: ha saputo che sull’isola del bottino è custodito un fantastico tesoro. Quale miglior invito per Popeye, stanco e stufo di lavorare nel suo ristorante? I due si organizzano per la partenza ma hanno bisogno che il Professor Stazzi gli riveli la rotta per la misteriosa isola. Quest’ultimo si trova rinchiuso in prigione, ed è terrorizzato: la strega di mare è sulle sue tracce e vuole eliminarlo per impedirgli di rivelare a qualcuno l’ubicazione del tesoro. E’ a questo punto che entra in scena la Goon, un’essere terribile e spettrale, che diventerà in seguito uno dei comprimari dell’affollato cast degli amici del nostro eroe. La storia continua con pirati, tentati omicidi ai danni dell’intoccabile mangiatore di spinaci, scontri all’ultimo pugno e le incredibili burle di Poldo Sbaffini.

Volume 6 – “Nuvole di guerra”

Titolo originale: “War Clouds”

Strisce quotidiane dal 21 ottobre 1935 al 19 marzo 1936

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La storia si chiama per esteso “You Can’t Expect April Showers from War Clouds” (“Non aspettarti un acquazzone di aprile dalle nubi di guerra”) e viene pubblicata nel nostro paese solo nel 1977 sul mensile Il Mago. Nel periodo fascista la censura ne aveva impedito la pubblicazione. Le strisce infatti affrontano il problema della guerra che si scatena fra i “Brutiani”, soldati di Brutia una terra che confina a nord-ovest del nuovo paese fondato da Popeye. Il marianio non è certo un esperto militare, ne il suo giovane popolo è propenso alla battaglia. La vittoria di Re Zlobbo, sovrano di Brutia, sarebbe cosa certa se non ci fossero gli spinaci e la forza di volontà a spingere il nostro eroe a combattere per la libertà della sua “Spinaciuga, terra di perfezione” (come lui stesso l’ha soprannominata). Nel racconto ha un ruolo importante anche Pisellino che, nonostante l’ancor tenera età, sfida il nemico con coraggio ed incoscienza. Vedremo inoltre un terribile scontro fra Olivia e la spia Sessa Pil, inviata da Re Zlobo per carpire i segreti del regno di Popeye. L’avvvenente ragazza metterà a dura prova il fidanzamento fra due eterni amanti del fumetto.

Volume 7 – “Braccio di Ferro e lo strano potere del Jeep”

Titolo originale: “”

Strisce quotidiane dal 20 marzo 1936 al 1 agosto 1936

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Lo zio di Olivia, che si chiama Ben e vive in Africa, spedisce un misterioso regalo alla nipote all’interno di una cassetta di legno. La cassa contiene un buffo animaletto di razza Jeep (che verrà battezzato Eugenio). Una lettera dello zio avverte di non dargli da mangiare nient’altro che orchidee. Olivia, che già non era dell’idea di allevare un cucciolo, visto il costo di questi fiori decide di sbarazzarsi dell’animale troppo dispendioso, per quanto carino ed amorevole. Il signor Truffoni (il cui nome è tutto un programma) viene a sapere che in città c’è un esemplare di Jeep, bestia che ricercava da anni. Assolda un investigatore privato per scoprire dove si trovi l’esemplare tanto raro. Il simpatico animaletto nasconde infatti un misterioso potere e per questo Truffoni vuole assolutamente impadronirsene. Offre ad Olivia delle cifre sempre più elevate e la ragazza sarebbe pronta ad accettare se non fosse per Braccio di Ferro che si interpone fra i due, sospettando del losco compratore. L’esperienza del marinaio non lo tradisce. Braccio di ferro fa bene a dubitare perché il potere che nasconde il bizzarro tesserino può far arricchire a dismisura. Truffoni, pur di raggiungere i suoi scopi, decide di incaricare dei sicari per eliminare il coriaceo marinaio guercio, ma commette un errore gravissimo: fra le persone che assolda c’è anche Poldo, che scoprirà il misterioso potere del Jeep leggendo di nascosto il taccuino che Truffoni ha inavvertitamente dimenticato sul tavolo di casa. Una simile informazione nelle mani di uno spregiudicato come Poldo è una bomba ad orologeria! Ma qual è il vero poter del Jeep? Il resto lo dovrete scoprire voi stessi leggendo la storia, non vogliamo infatti rovinarvi la sorpresa di una cascata straripante di gag a “quattro dimensioni”! La storia fu pubblicata per la prima volta in Italia nel 1938 sul settimanale Paperino e altre avventure con il titolo “Braccio di Ferro e lo strano potere del Gip”.

Il cacciatore

Storia e disegni di Yves Swolfs

GP comics

GP comics ha pubblicato nei mesi di Novembre 2011, Dicembre 2011 e Gennaio 2012 una miniserie in tre albi, dal titolo “Il cacciatore”. I volumi, distribuiti in edicola, sono di novantasei pagine, stampati in bianco e nero, nel classico formato bonelliano. La serie, originariamente edita in Francia dalla Glenat che ne detiene i diritti, in oltralpe era stampata in sei volumi a colori.

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Protagonista della storia è una famiglia di cacciatori di vampiri: la casata maledetta dei Rougemont. Discendenti di messer Jehan Rougemont, che per primo fu colpito dalla dannazione del vampiro, da secoli cercano invano di distruggere Kergan, un pericoloso vampiro, loro acerrimo nemico. Messer Jehan Rougemont è un nobile signore, sovrano di terre innevate. Alla sua corte giunge in una notte gelida, un musico viandante, in realtà il signore della notte che maledirà la sua stirpe. Kergan, approfittando dei contrasti fra il signore del castello e sua moglie, uccide la giovane donna bevendone il sangue e trasformandola in vampiro. Nel seguito della storia vedremo che il vampiro sfrutterà sempre le debolezze caratteriali o spirituali dei suo avversari, le loro paure, le loro colpe, le loro timidezze, per sopraffarli. Solo un animo puro e sicuro di se, potrà vincere le forze del male incarnate dal vampiro. Messer Jehan Rougemont non crede ai vampiri e inizialmente non ascolta i consigli di frate Thibaut, il monaco del feudo. Per questo madonna Marianne rinasce dalla tomba ed incomincia ogni notte a far strage fra i contadini della zona. Il nobile è costretto al fine ad ascoltare il vecchio frate e a compiere un rito drammatico che riporterà nella tomba la sua amata moglie. Dopo aver compiuto questo triste atto, il cavaliere si mette sulle tracce del suo acerrimo nemico e giura che, finchè non lo avrà distrutto, ne lui, ne la sua stirpe, si fermeranno.

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Su questa traccia si sviluppa la narrazione della serie: l’autore sfrutta lo spunto narrativo del signore della notte che vive in eterno rigenerandosi ogni volta con il sangue delle sue vittime, per fargli affrontare tutti i discendenti di casa Rougemont, e spostare la narrazione attraverso i secoli.

Conosciamo così ad esempio frate Aymar de Rougemont l’inquisitore, che si scontrerà con il signore della notte nell’affascinante, romantica e crepuscolare città di Venezia (poteva mancare, in una serie di vampiri, il fascino di calli, canali, cortili e ponticelli della tipica città lagunare?). Attraverso i secoli medievali i discendenti della famiglia tentano invano di distruggere il loro acerrimo nemico, ma questo si rivela ogni volta più furbo, astuto e forte di loro, portando sempre alla morte, tutti coloro che cercano di opporsi al suo volere. Arrivando infine agli anni ‘30 del secolo scorso, dove la saga raggiunge la sua conclusione, nel castello di Kergan, in un aspro conflitto fra zingari e nazisti, interessati a scoprire nuove forme per la conquista del mondo, senza disdegnare le forze dell’occulto (tra gli altri il reichfuhrer Himmler).

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Nel fumetto di Yves Swolfs la figura del vampiro risente ampiamente della classica struttura creata da Bram Stoker nel celebre romanzo “Dracula”, rielaborata in decine, anzi centinaia di racconti, pellicole e fumetti: personaggio ombroso, affascinante quanto terribile, predilige giovani fanciulle per succhiarne la linfa vitale (nascondendo una forte carica sessuale di cui la serie a fumetti si avvale fortemente).

I disegni dell'autore sono bellissimi ed arricchiscono ampiamente il prodotto. Lo stile di Yves Swolfs è evidentemente legato ai classici disegnatori della linea chiara e del fumetto francese (e non solo): Moebius (soprattutto nei volti), Schuiten (nella costruzione delle vignette), Colin Wilson (nel dinamico tratteggio). Nelle sue tavole il chiaroscuro, fortemente caratterizzato da un segno modulato, riesce a conferire alle vignette una forte plasticità e tridimensionalità, con cui Yves Swolfs dona atmosfera agli sfondi e alle ambientazioni. Nelle sue pagine il paesaggio parla e recita quanto i personaggi. Peccato che l'edizione italiana non ci permetta di godere della stessa qualità dell’impostazione francese. In pagine di più ampio formato i dettagli del disegno sarebbero risaltati con maggiore forza. D’altro canto è da approvare il tentativo della GP di proporre un volume che in Italia, nel formato da libreria, avrebbe venduto solo poche migliaia di copie mentre in edicola tenta una diffusione maggiore. Speriamo che prossimamente la casa editrice vorrà permettere agli appassionati di poterne godere anche in un formato più ampio.

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Edizione italiana GP comics

Articolo di Masco


Ulteriori approfondimenti:

Swolfs Yves