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Dylan Dog

Triste e solitario cammino per le strade nebbiose di Londra, e penso a lei. A un sogno perduto. La gente scorre al mio fianco: impiegati, colletti bianchi, muratori e operai, mamme con i loro bambini, ubriachi, teppisti, sbandati, maniaci e psicopatici. Un vecchio finisce sotto un camion, una bambina gioca con la testa mozzata di un cane... Tutto sfugge tranquillo, normale, ma io non me ne accorgo, non li vedo neppure. Poi il caso mi porta a Craven Road e il mio sguardo cade su di una porta a cui è appesa una targhetta: Dylan Dog, indagatore dell'incubo. Si, perché non vi ho pensato prima, forse lui può aiutarmi. Il campanello lancia un urlo, subito dopo compare uno strano tipo: due baffi e un grosso sigaro, assomiglia tanto a Groucho Marx, non sarà mica lui? Vengo investito da una sarabanda di parole, battute, non-sense. Tra una frase e l'altra capisco che Dylan è al Pub dell'angolo e mi ci reco. E' un vecchio locale in stile. Entro e lo vedo seduto ad un tavolo, con un tizio calvo, età da pensione, dev'essere l'ispettore Block di Scotland Yard. Chi sa di quale misterioso assassino staranno parlando? Un nuovo maniaco che minaccia le giovani della città? Oppure qualche orribile creatura che infesta dimenticati cunicoli sotterranei? Dopo poco arriva un poliziotto più giovane, sembra un pò maldestro. Jenkins lo chiamano. Si scambiano alcune battute e i due piedipiatti se ne vanno. Block chiede al barista se per caso ha una scatola di analgesici. Escono. Lo guardo ancora un poco da lontano, seduto così al tavolo, uno sguardo triste negli occhi, i capelli spettinati, la camicia che spunta dalla giacca. Chissà poi perché piace tanto alle ragazze? Sarà quella certa somiglianza con l'attore Rupert Everet? O forse quell'aria scanzonata, da eterno mammone, tenero, un pò orsacchiotto. Sempre chiuso in sè, sempre innamorato, sbandato, triste ma da amare. Da consolare e pronto a consolarti. La sua bellezza da sola non può bastare a condurgli così facilmente le donne; è quel suo candore infantile, quella sua innocenza curiosa, quell'essere aperto e meravigliosamente pronto a ciò che una donna desidera da lui, ad attirarle. Stò così a fissarlo, quasi a contemplarlo... poi mi accorgo che là in fondo, dietro ad un tavolo, una ragazza solitaria lo guarda con occhi struggenti. Allora con un pò di invidia mi decido e vado da lui. Gli racconto la mia storia, il mio incubo... gli descrivo Jen, la mia ragazza. Meglio, la ragazza che non sono riuscito a conquistare. Lui non dice nulla, ascolta attento, mi lascia sfogare. Gli chiedo una spiegazione. La vita ha la stessa logica di un sogno, mi risponde. Prigionieri di noi stessi tutti sentiamo il peso di vivere che ci schiaccia, giorno per giorno. Dobbiamo accettare l'incubo, la scommessa. Ascolta le tue sensazioni. Ascolta il tuo cuore e ama. L'amore è gratuito, non pretende ricompense. Ma stò facendo del melodramma, queste sono solo parole... Esco dal locale e sento di essere un pò cresciuto. Rinato. Tre vecchie, che sembrano streghe, mi guardano da una panchina del parco e ridono, come se conoscessero il mio futuro. Mi allontano, il peso ancora in me, ma felice. Alcuni giorni dopo passeggio su di un ponte e mi fermo a guardare nel parco. E' allora che accade. Li vedo, su una panchina... all'inizio non ci posso credere poi... si sono proprio loro: Dylan e Jen! Mi ha fregato! Forse l'ho descritta troppo bene e se ne è innamorato. Lei mi ha detto no, lui gli ha detto si. Ma non li odio, non riesco a farlo. Ora il mio cuore è spezzato per sempre. Irrimediabilmente spezzato. Chiunque vi può entrare e uscire quando vuole, allora l'incubo della vita, anche se per brevissimi istanti, si trasformerà in un pò di reciproco conforto. Il mio nome è nessuno. Il suo è Dylan Dog.

 Data di nascita: 1986

Creato da: Tiziano Sclavi

Curiosità: Appena comparso sembra un insuccesso. Poche vendite e riscontro. Ma ben presto, grazie ad un incredibile tam tam sotterraneo, la gente, i ragazzi, incominciano a conoscerlo. Ad amarlo. Oggi vende mediamente 490.000 copie mensili e si è rivelato il più grosso successo fumettistico degli ultimi anni.

 

Copyright delle immagini è Sergio Bonelli editore e detenenti diritti.


Ulteriori approfondimenti:

nel misterox

 

 

 

Nel mistero

Gianconiglio

Il personaggio è stato anche chiamato Sonny e Conny

di Carlo Peroni e Carlo Triberti.

Gianconiglio è un coniglio (a volte grigio-azzurro, altre verde, altreazzurro ed altre ancora addirittura blu! Tutto a causa di problemi tipografici di stampa...) che ha avuto uno strano destino fra vicende editoriali, disaccordi fra i suoi autori, metamorfosi varie dell’ambientazione e dei personaggi. Insomma, si possono considerare un po’ dei “gemelli” ma… “diversi”.

Tutto cominciò quando Carlo Peroni, “Perogatt” (disegnatore molto prolifico di fumetti e cartoni animati umoristici dal dopoguerra ad oggi) iniziò a collaborare con il “Corriere dei Piccoli” dai primi anni ’70, reduce dalla grande stagione di “Carosello” che aveva dato tanto lavoro agli animatori italiani, ma che era ormai in fase di chiusura. Nonostante avesse da proporre diversi nuovi progetti al direttore della rivista, questi gli affidò invece la realizzazione grafica di alcune sceneggiature scritte da Carlo Triberti, un ex direttore del Corrierino (o meglio “Corriere dei Piccoli” dato che un periodico chiamato appunto “Corrierino” era esistito a Roma negli anni ’50-60 ed al quale anche Peroni aveva intensamente collaborato).

Tali sceneggiature erano incentrate su un personaggio, un piccolo coniglio, che all’inizio doveva chiamarsi “Giovanni il coniglietto”; ma poi, per compromesso, fu battezzato “Gianconiglio”. 

C’è da dire che Triberti, come sceneggiatore, scriveva in un linguaggio aulico d’altri tempi, incomprensibile a chiunque oggi (ad esempio, in una sua sceneggiatura - riportata da Perogatt stesso, scrive: “Gianconiglio avanza suspenso pede agitando una festuca”… che in linguaggio moderno significa semplicemente che avanza in punta di piedi agitando una pagliuzza!) ed oltretutto, con gravi incongruenze di sceneggiatura… tipo Gianconiglio che al ristorante ordina del brodo di tartaruga nonostante i conigli siano notoriamente vegetariani e benché nella serie compaia il personaggio di una tartaruga antropomorfa, “Zia Tartaruga”! 

Perciò, si deve principalmente a Perogatt ed alla sua immensa pazienza nell’adattare quelle strane sceneggiature, se alla fine (con il consenso del Direttore del Corriere dei Piccoli) il personaggio non solo è stato pubblicato, ma ha ottenuto un grandissimo successo fra i lettori della rivista!

gianconiglio

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Ulteriori approfondimenti:

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Gianconiglio interpretato da Marco Feo