Sergio Tarquinio

Il 12 gennaio 2026 si è spento Sergio Tarquinio, all'età di 100 anni. Protagonista di primo piano del fumetto italiano e internazionale dal secondo dopoguerra fino alla metà degli anni Ottanta, periodo dopo il quale scelse di dedicarsi esclusivamente alla pittura e all’incisione.

Il suo debutto professionale inizia nel dopoguerra, con due storie western pubblicate dalla casa editrice DEA.

Agli esordi guardò con attenzione allo stile di Frank Robbins, autore di *Johnny Hazard*, modellando su quello il proprio segno grafico. Questo gli aprì le porte dell’Editrice Dardo, ma poco dopo arrivò un’offerta particolarmente vantaggiosa dall’Editorial Abril di Buenos Aires. Nel 1948 Tarquinio si trasferì quindi in Argentina, stabilendosi nei sobborghi della capitale, dove negli anni successivi si ritrovarono anche altri autori italiani come Hugo Pratt, Mario Faustinelli, Alberto Ongaro e Ivo Pavone.

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Nel 1952 fece ritorno in Italia, anche a causa dell’evoluzione del clima politico argentino. Riprese la collaborazione con la Dardo e successivamente entrò nello studio di Rinaldo Dami, realtà molto attiva nella produzione di fumetti destinati al mercato anglofono. In quel contesto, pur affrontando generi diversi — arrivando persino a disegnare Batman — Tarquinio poté concentrarsi soprattutto sul western, realizzando storie dedicate a figure storiche come Toro Seduto, Buffalo Bill e Cavallo Pazzo.

Nel 1959 Sergio Bonelli gli propose un contratto in esclusiva con la casa editrice. Tarquinio accettò, proseguendo inizialmente la serie *Giubba Rossa*, già avviata per il mercato estero, e in seguito ideò le avventure del *Giudice Bean*, sceneggiate dallo stesso Bonelli sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta.

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Dopo alcune storie brevi — tra cui, come si è scoperto in seguito, anche una vicenda di *Tex* rimasta incompiuta — nel 1966 entrò stabilmente nello staff di *Storia del West*. Per la serie disegnò 34 episodi, dal quarto numero fino alla conclusione, avvenuta nel 1981. Nel 1984 lasciò la Bonelli per collaborare con *Il Giornalino*, dove realizzò una lunga storia ambientata durante la Guerra di Secessione americana.

Quello fu il suo ultimo lavoro nel mondo del fumetto. Dopo circa quarant’anni di attività, Tarquinio decise di concentrarsi esclusivamente sulla pittura e sull’incisione, discipline nelle quali — come lui stesso riconobbe — riuscì finalmente a raggiungere una cifra estetica pienamente personale, mai del tutto conquistata nel fumetto. Anche per questo percorso artistico, nel 2013 gli fu conferita l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

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© Tarquinio Sergio, Sergio Bonelli editore, aventi diritti