Web usability
Come progettare siti belli, efficaci e usabili
In questo testo del 2004 Jakob Nielsen una vera e propria bibbia di riferimento per cercare di progettare i propri siti non solo seguendo le mode del momento, ma pensando alla loro effettiva funzionalità grafica, estetica e di navigazione. Un’approfondita analisi di siti e problematiche relative alla navigazione nel web, per trarne spunto e progettare siti belli, efficaci e usabili. Moltissimi esempi e confronti con siti esistenti, per capirne i pregi e i difetti. Analisi attenta e sintetica dei problemi. Nonostante la sua datazione rimane ancora un testo di riferimento per progettare un sito internet.
L’autore di questo testo è Jakob Nielsen, inventore di parecchie tecniche di usabilità, per migliorare le interfacce utente con semplicità ed economia. Titolare di 38 brevetti negli USA, soprattutto dedicati alla semplificazione dell’uso di Internet. Si definisce “user advocate” un difensore degli utenti, ed è il titolare del Nielsen Norman Group, che ha fondato insieme con Donald A. Norman (già vicepresidente della Apple Computer). Fino al 1998 è stato Distinguished Engineer della Sun Microsystems e guru della web usabilità dell’azienda. Attualmente il suo tempo è dedicato a conferenze che tiene in gran parte del mondo e a scrivere testi dedicati all’usabilità.
La caratteristica principale del testo “Web usability” è che non tratta, come la maggior parte dei testi dedicati a internet attualmente reperibili in libreria, di strumenti (grafica, informatica, comunicazione) ma di processo e di risultati. E’ una critica profonda al modo di intendere e usare il web. Non è un sistema per guadagnare più in fretta, non sono consigli per usare un singolo programma da Web designer, non è un certificato o una guida per renderci informatici. L’autore cerca di alzare la testa e guardare tutto ciò che è successo negli ultimi anni, per trarne una visione d’insieme generale e capire.
Cercare una nuova prospettiva che non sia solo quella dei tasti della propria tastiera. Una visione d’insieme alla ricerca della qualità, che dev’essere l’obiettivo del nostro progresso.
Fino a poco tempo fa tutto era notizia, ma per effetto d’indigestione e sovraffollamento, pian piano il pubblico incomincia a distinguere ciò che è vuoto e non gli serve, da ciò che gli offre degli strumenti o servizi validi. Sebbene siamo abituati ad una fagocitazione immediata e continua, un appagamento dello stomaco e non del cervello, forse l’overdose incomincia a svegliare qualche attenzione.
Il Web ha unito ciò che i filosofi del post-moderno teorizzavano da decenni. Lavorare per il web richiede la messa in discussione di molti dei nostri punti di arrivo, delle mete conquistate, per applicarci a nuovi campi di sperimentazione ed indagine, sia che ci occupiamo di grafica, informatica o della produzione di contenuti. Il web è finalmente un ambiente multimediale e multi-disciplinare (nonostante alcune limitazioni tecniche che diventano ogni giorno sempre meno pesanti). La stessa specializzazione estremizzata e separata per settore e competenze, non ha più senso se non vista all’interno di un tutto globale, integrante. Internet porta verso una cultura nuova. Questo ha fatto dal suo nascere e continua a fare a passi sempre maggiori. Una cultura che ha delle precise regole e necessità. Chi progetta siti web deve conoscere queste necessità e progettare secondo precise linee.
Ecco il motivo dell’approfondita riflessione di questa pubblicazione: la funzionalità della nostra navigazione nella rete, l’universalità dei browser, la rapidità di caricamento, la facilità di registrarsi, la semplicità e chiarezza dell’interfaccia, le modalità di ricerca utili per l’utente, la chiarezza dei contenuti e delle proposte, e molti altri problemi, sono affrontati in quanto elementi prioritari della comunicazione.
Se da un lato la società tende alla conquista del bambino che è dentro di noi, all’infantile Peter Pan che consuma esteticamente per il proprio fabbisogno egoistico e rappresenta perfettamente la necessità dei consumi, Internet mostra anche un altro lato fondamentale (e forse questa è una delle motivazioni per cui ancora fatica a svilupparsi massicciamente a differenza di altre tecnologie più edonistiche come il cellulare). Gli utenti hanno una volontà autonoma, per quanto incanalati e condotti, sono loro a scegliere e decidere quando staccarsi o cambiare sito, con la possibilità di farlo velocemente perché hanno a disposizione una vastissima scelta. A causa di una cattiva progettazione, della mancanza di contenuti veramente accattivanti, il mercato multimediale dei CD è praticamente scomparso, e lo stesso rischio stanno affrontando i siti che non offrono nulla, stancando l’utente. La risposta consigliata da Jakon Nielsen risiede nell’usabilità, nella facilità e semplicità della proposta, quasi un’ideale di bellezza classica contro lo sfarzoso vuoto di un’immagine barocca.
Quale medium è più usabile per un determinato obiettivo di comunicazione?
Bisognerebbe prima di tutto riflettere sul concetto di ipertesto, che, anche se ormai è un termine tanto abusato, in realtà, pochi utilizzano in maniera adeguata. Scrivere un ipertesto non è certo scrivere un libro. Il libro è vincente per la facilità di lettura che ancora lo caratterizza: leggibile sul treno o in ogni altro luogo senza bisogno di portarsi appresso particolari congegni, se non il libro stesso. E’ piacevole il contatto con la carta, l’odore della stampa, la bellezza del contrasto tra le lettere e il foglio. L’ipertesto su un sistema digitale non può competere attualmente su questi piani e probabilmente non lo deve fare. L’ipertesto propone una metodologia di scrittura e lettura completamente diversa. Esso suggerisce ricerche, nozioni per concetti, percorsi di lettura personalizzabili, multimedialità, e dev’essere studiato e progettato in questo senso.
Tutto dipende dal clic del nostro utente e del suo mouse. Inutile arrampicarsi su progetti artistici o rincorrere software dell’ultima moda, per stupire con il nostro sito web. Il primo obiettivo dovrebbe essere invece cosa cerca e vuole il nostro destinatario. Se riusciremo ad esaudire le sue richieste nella maniera più rapida e facile possibile lo avremo conquistato. “Se un utente non trova un prodotto, non lo comprerà”. Gli utenti sono i pazienti che pretendono una gratificazione immediata.
Spiegato l’approccio al problema della usabilità di Internet, l’autore si dedica all’analisi approfondita di ciò che presentano o dovrebbero presentare le pagine di un sito.
Ci suggerisce infatti di progettare uno spazio e non le sue singole pagine in maniera separata. E’ vero che l’home page o le pagine principali sono quelle con cui s’interfacceranno i nostri possibili clienti e che da loro dipenderà la continuazione dell’esplorazione del nostro spazio virtuale o il suo abbandono. Ma solo se la struttura che noi abbiamo pensato, sarà ospitale ed adeguata a soddisfare le aspettative del navigante, questo deciderà di soffermarsi ad una lettura e ricerca più attenta.
Molto spazio della grafica delle nostre pagine è dedicato alla navigazione (pulsanti, barre di scorrimento, ecc.) e non ai contenuti che invece interessano chi visita il sito.
Ecco cosa intende Nielsen per usabilità: le pagine spesso si presentano intasate da banner pubblicitari, non sono ottimizzate per l’impostazione video del computer, utilizzano solo parte della schermata mentre l’altra rimane a molti nascosta… il video non si sta dimostrando come una buona soluzione di lettura e godimento del contenuto cercato. Bisogna progettare quindi con quest’ottica, tenendo conto di una serie di fattori fondamentali per la navigazione. La sintesi e pulizia prima di tutto.
Non è da sottovalutare il “vuoto” che fa da cornice ai contenuti e aiuta ad individuare nella pagina il testo o l’oggetto cercato. Ogni elemento che eliminato non compromette la funzionalità estetica della nostra interfaccia o dei suoi contenuti, è tempo risparmiato per far scaricare la pagina.
I font vengono letti in rapporto alla risoluzione dello schermo (e le varianti sono molteplici: workstation, Web TV, palmari, browser web per automobili, ecc…). Il Wysiwyg (ovvero lo slogan “cioè che vedi è ciò che otterrai”) è morto, dice l’autore, e ci spiega come sfruttare le caratteristiche di fogli di stile (tenendo separato il contenuto dai fogli di stile con le codifiche semantiche), progettare per tutti gli schermi, in modo che si adattino, non alle dimensioni in pixel ma alle percentuali.
I tempi di caricamento rimangono un fattore determinante nonostante i vari orpelli e abbellimenti grafici che potrebbero cercare di giustificarli. Tempi di attesa fra 0,1 e 1 secondo non sono percepiti come ritardo. Tempi troppo lunghi sono interpretati come perdita di controllo (c’è qualcosa che non funziona, il browser si è bloccato…), per cui è sempre utile vedere fra parentesi la dimensione dei file, o la barra di caricamento in percentuale di flash. Stabilizzare i tempi di risposta. Se sono uniformi l’utente sa cosa aspettarsi. Una bassa variabilità è tanto importante quanto la velocità.
E’ altrettanto importante il ruolo del software che utilizza connessioni keep-alive per permettere ai server Web di utilizzare HTTP1.1 o successivi che permettono di mantenere connessioni durature. Inizialmente il primo protocollo http apriva una nuova connessione TCP/IP per ogni “hit” ovvero immagini e oggetti contenuti nella pagina.
E Nielsen continua nella sua ferrea analisi. La lunghezza di un link non dovrebbe mai essere più ampia di quattro parole, ed è inutile scrivere “clicca qui” perché risulta essere ridondante. Bisogna risultare chiari, eventualmente aggiungendo del testo supplementare per spiegare qual è il link giusto che si sta cercando. All’occhio dell’utente la nostra pagina potrebbe apparire zeppa di link simili fra loro, creandogli molta difficoltà di scelta. Aggiornamenti e news sono sempre richiesti, ma vanno presentati aggiungendo del testo che spiega quali sono gli argomenti trattati, l’utente potrebbe non esserne interessato. Ed è sempre buona cosa fornire la possibilità di raggiungere facilmente l’articolo precedente o quelli collegati.
La leggibilità della pagina è fondamentale e quindi effetti gratuiti e multimediali, tanto per stupire o dimostrare quanto siamo bravi come grafici, non servono a nulla, se non a infastidire sia nella lettura che nello scaricamento della pagina. Chi naviga su internet sta cercando informazioni (di qualunque tipo esse siano) dover aspettare molto tempo per poi trovarsi un titolo animato pieno di effetti non giova alla sua pazienza.
Le intestazioni delle nostre pagine sono un altro elemento da non sottovalutare: inserire nella sezione HEAD, del codice html, parole chiave per i motori di ricerca, è fondamentale per far trovare le nostre pagine. Ma occorre una certa oculatezza: è inutile mettere migliaia di parole che complicano la lettura. Saranno trovate più facilmente, ma nell’elenco dei collegamenti trovati dal motore di ricerca risulteranno fastidiose da individuare in quanto troppo caotiche e lunghe. E’ bene evitare di inserire parole inutili o ripetitive, nella cronologia di navigazione o nell’indice dei siti preferiti, non faranno che complicare la vita al nostro utente, apparendo tutte identiche.
Anche in questo testo vengono dati utili consigli per ridurre la dimensione delle immagini senza renderle incomprensibili o brutte da vedere, ma non tanto operando con software specifici, quanto suggerendo scelte grafiche intelligenti. Facendo ad esempio un mix fra riduzione della risoluzione e tagliando (“cropping”) ciò che non serve.
Le animazioni catalizzano l’attenzione, ma sono impegnative da realizzare e se inserite in un testo lo rendono poco leggibile. L’autore ci consiglia di sfruttarle dando un senso di continuità fra immagini e pagine, indicando una direzione nelle transizioni, illustrando la loro evoluzione nel corso del tempo. Possono inoltre servire per arricchire le presentazioni grafiche o per dare allo schermo, di sua natura bidimensionale, uno spazio più tridimensionale. Insomma vanno utilizzate ma con intelligenza.
Alcuni capitoletti sono dedicati alle differenze fra il video streaming e il video da scaricare, altri al rapporto con gli utenti disabili (argomento ripreso nell’intero capitolo 6), e ai problemi che insorgono ogni volta che non usiamo puro testo o html standard, fornendo qualche consiglio da seguire per risolvere almeno in parte il problema.
Un intero capitolo è dedicato alla progettazione dell’intero sito. Inizialmente richiede impegno ma può offrire molto opportunità che si riverseranno poi sulle singole pagine. L’obiettivo è far arrivare sulla pagina giusta l’utente, senza doverlo far riflettere troppo su come gestire la navigazione di quell’informazione. La navigazione deve essere studiata in modo che non ci si perda. Se navigando in un sito ad un certo punto non capite più dove vi trovate o quale percorso si è seguito, vuol dire che non è stato previsto nella struttura del sito. E’ la differenza fra ampiezza e profondità, che invece dimostra l’intero percorso gerarchico con tutti i livelli intermedi. Bisogna cercare di diminuire al massimo la confusione, gestendo correttamente i sottositi e le funzionalità di ricerca.
L’autore si schiera fortemente contro le pagine di presentazione. “A morte le schermate di presentazione” esclama furente contro le cosiddette “Splash screen”, un artificio che rallenta inutilmente l’arrivo dell’utente alla home page. Consiglia di ricreare l’atmosfera giusta direttamente nella home page senza frapporre inutili ostacoli, cercando invece di associare immediatamente il messaggio aziendale e dando un chiaro esempio delle funzioni disponibili.
Anche gli stessi URL vanno progettati. Funzionano correttamente per un computer ma non è così facile dettarne uno per telefono. Per usare il Web bisogna leggere, interpretare e riprodurre URL. Ad esempio la parte http:// non viene mai detta, ma si lascia sotto intesa, anche perché i browser aggiungono ormai automaticamente la parte mancante. Ma un dominio è soprattutto un nome che deve essere piacevole e facilmente ricordato.
Il capitolo 5 è dedicato alla progettazione per le Intranet. Le caratteristiche umane di navigazione rimangono fondamentalmente simili a ciò che accade per internet. Vengono affrontate problematiche relative alla manutenzione, ai cataloghi, alle ricerche e al collegamento con il web, l’accesso del personale, i parametri predefiniti del browser.
Nell’ultimo capitolo l’autore guarda al futuro e prevede che nel 2005 ci saranno 500 milioni di utenti registrati e un miliardo nel 2010. Internet è un fenomeno di massa legato ad un fenomeno informatico, è qualcosa che non si era mai visto prima e che comporterà problemi molto particolari. Ci vorrà tempo perché le persone cambino le loro abitudini e ci vorrà molto anche per adeguare le infrastrutture. Crollerà il valore immobiliare dei centri storici perché il web permetterà di lavorare anche stando distanti dalla città. Le grandi aziende diventeranno sempre più deserte, mentre i lavoratori saranno sparsi per il mondo in maniera molto dinamica. Cadranno le rigide strutture gerarchiche, mentre si strutturerà una rete-mercato interna di idee, capacità e progetti. Sparirà il concetto di carriera a favore della reputazione professionale del singolo individuo. Vi saranno sempre più liberi professionisti indipendenti, mentre cadranno gli attuali sistemi di lavoro. L’ente poste perderà molta della sua funzionalità essendo la maggior parte delle comunicazioni trasmessa vie mail. La privacy diventerà sempre più preziosa. Si svilupperanno gli info-domestici e le web tv. I browser web saranno sostituiti da un’unica interfaccia che permetterà di gestire i dischi rigidi, la navigazione web, le reti locali, ecc…





















