Nausicaa

“Nausicaa della valle del vento”

 Autore: Hayao Myazaki

in un mondo apocalittico, sul pianeta terra devastato dalle bombe atomiche e da guerre catastrofiche, la principessa della valle del vento è Nausicaa. Una giovane ragazza particolarmente sensibile, che scopre di avere degli strani poteri: sentire la natura, dialogare telepaticamente con i grandi insetti. Il suo popolo è di appena 500 abitanti, lei e l'ultima figlia superstite del re Jihl. Inizialmente la giovane ragazza, caricandosi dei suoi doveri, parte per la guerra, ma strada facendo scoprirà che il sistema dell'uomo ha delle grosse falle, che lo stanno portando alla rovina totale. Messi in forse i valori con cui è cresciuta, l'avventura di Nausicaa continua alla scoperta di nuovi orizzonti per un futuro alla razza umana e del pianeta. Le storie scritte disegnata da Hayao Miyazaki (disegnatore, fumettista, animatore, regista, produttore di anime) nel 1982 (conosciuto per i capolavori registici di film di animazione come "Il castello errante di Howl", "Porco Rosso", "La città incantata", "Ponjo sulla scogliera", "Conan il ragazzo del futuro" e molti altri) è un ampio manga che unisce in sé avventura, sentimenti ecologici e un percorso di crescita dell'individuo alla maturazione di sé alla scoperta del suo ruolo nel mondo degli uomini. Il fumetto diventa un anime nel 1984.

Il disegno dell'autore giapponese è ancora incerto, primitivo, ma già fortemente caratterizzato di quella poetica che poi ritroveremo nei suoi capolavori maturi. La storia di Nausicaa affascina e cattura, trascinando il lettore in tutte le pagine del fumetto. Peccato che in Italia abbia avuto una vita editoriale molto travagliata e che i più affezionati lettori della prima ora abbiano dovuto aspettare anni per poter leggere il finale di questo stupendo manga.


Approfondimento critico

In occasione della ristampa italiana del manga di Myazaky, un confronto diretto fra questo e il lungometraggio a esso ispirato.

Nel 1982 Hayo Miyazaky, uno dei più promettenti animatori e registi  sia della scena nipponica (e molte promesse erano già state confermate se il suo lungometraggio “Lupin ed il castello di Cagliostro” era stato premiato a Cannes nel 1980) che internazionale, torna alla sua ridotta attività di mangaka con Kazeno Tanino Nausicaa (Nausicaa della valle del vento).

L’enorme successo di quest’opera porta alla realizzazione nell’84, per mano dello stesso autore, di una sua versione animata. Ma se l’OAV confermerà da una parte le doti di Myazaki regista, dall’altra metterà in risalto i difetti del Myazaki fumettista. Bisogna dire innanzitutto che, più di una trasposizione fedele, abbiamo con questo lungometraggio una riscrittura che modifica la storia adattandola sia a tempi narrativi diversi (altra cosa sarebbe stata se si fosse deciso per il più ampio respiro di una serie) che a modificati standard orientativi, raggiungendo l’OAV un pubblico mediamente più giovane di quello che richiamava il fumetto. Non è questo però che ci interessa. Se una differenza c’è, è di abilità. Le doti grafiche di Myazaki sono indiscutibili: il disegno è abile e preciso, la caratterizzazione dei personaggi efficace nel rivestire ognuno di questi di una propria realtà individuale. Dove l’autore sembra però procedere con passo meno sicuro se non  perdersi, è sul terreno della narrazione. La storia in se possiede una freschezza, se non proprio un’ originalità che il film animato erediterà integralmente. Ma questi pregi appartengono al racconto e non trovano un appoggio solido nell’impianto grafico complessivo del manga. Le vignette si succedono l’una all’altra forzatamente, privando  il tutto di ritmo e pathos. La suspence viene spesso annullata da scelte grafiche che non tengono troppo conto di una divisione efficace della tavola, le azioni corali risultano confuse, di una staticità che si tenta di mascherare senza troppi risultati dietro roboanti esplosioni e ripetuti inseguimenti aerei.

Si assiste alla rappresentazione di un’azione che però non coinvolge, forse anche per colpa di un disegno sempre troppo puntiglioso. Tutto funziona meglio quando i personaggi (ed in particolare la protagonista) si trovano soli, chiusi in riflessione accanto a quella natura dalla personalità ancora incerta, ancora in bilico fra benigna e maligna. Ma anche in queste situazioni, le soluzioni grafiche, che non cedono mai ad un minimo cenno di astrattismo, di abbozzo, non sembrano brillare per una particolare originalità. La curiosità del sapere “come andrà a finire” spinge comunque, grazie anche ad un intreccio ben costruito, a proseguire la lettura, che risulta comunque faticosa. Non è una questione di obiettivi. L’OAV li ha simili, ma si lascia seguire meglio, rapisce a differenza del manga che si fa inseguire. E’ solo una differenza di abilità.

 Articolo di Andrea Tosti

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